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Lo yoga sarà maschio?

Meno meditazioni in sanscrito, più fitness. Ecco la versione a misura d’uomo. Perché lo yoga maschile sarà il prossimo boom

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Lo praticano uomini indiscutibilmente sexy come Sting, Russell Brand e Adam Levine. Ed è il segreto dell’energia apparentemente infinita di Mick Jagger. Celebrità a parte, i benefici dello yoga sono noti e valgono per entrambi i sessi: rinforzo del sistema immunitario (provato da una ricerca del dipartimento di Bioscienze dell’Università di Oslo), migliore concentrazione e memoria (Journal of Neuroscience Nursing), controllo sul diabete (Journal of Clinical and Diagnostic Research), funzioni antistress e antidepressive senza effetti collaterali (provato all’ultimo congresso della Anxiety and Depression Association Usa). E, dulcis in fundo, il Journal of Sexual Medicine ha recentemente dimostrato il suo ruolo decisivo nel contrastare l’eiaculazione precoce e intensificare l’orgasmo.

Schermata 2017-03-09 alle 16.17.58Ancora oggi però, dice Suzanne Newcombe di Inform (Information Network Focus on Religious Movements della London School of Economics), il 72% di chi pratica yoga negli Usa – 36 milioni di persone nel 2016, secondo Yoga Alliance – è ancora donna. Come mai?

Federico Squarcini è docente del Master in Yoga Studies dell’Università Cà Foscari di Venezia, un corso post-laurea nato tre anni fa e frequentato da insegnanti, operatori della salute, psicologi, esperti in studi orientali. Lui pensa che il posizionamento dello yoga come disciplina femminile sia riconducibile a un’immagine fortissima pubblicata da Time del 2001, quando il fenomeno stava per esplodere. «Mi riferisco alla copertina con Christy Turlington appollaiata nella posizione del gallo e sorridente sotto il titolone: Yoga is a Science, lo yoga è una scienza.  Del corpo, si legge tra le righe, che lo yoga aiuta a diventare snello, flessibile, sinuoso». Un perfetto strumento per il fitness femminile. Conferma Karlyn Crowley, direttrice di Women’s and Gender Studies al St. Norbert College, in Virginia: «Dalla Barbie maestra di yoga a Gwyneth Paltrow, il marketing si concentra esclusivamente su donne alte, bionde e sinuose, evitando accuratamente la diversità: estetica, razziale ma anche e soprattutto di genere».

Lo yoga genera oggi nel mondo un giro di affari di 80 milioni di dollari

Collegare lo yoga alla bellezza femminile si è rivelata una strategia vincente per il business. Oggi la disciplina e tutto ciò che le ruota intorno (dall’abbigliamento ai corsi alle vacanze dedicate) genera nel mondo un giro di 80 miliardi di dollari (lo ha calcolato la giornalista indiana Dipti Nair, vincitrice del Media for Mental Health Awards 2016). Un’economia globale, cresciuta a dismisura soprattutto negli Usa (da 20,4 milioni di praticanti nel 2012 ai 36 attuali) con nuovi pratiche di insegnamento che nascono ogni giorno (dallo Hot Yoga, o Bikram, in stanze caldissime, al Naked, nudi, fino all’Aereal, sospesi, per citare i più celebri). Un universo in cui si combattono addirittura guerre per il copyright: quella tra Bikram Choudhury e gli insegnanti che “copiavano” il suo metodo è iniziata nel 2002 e si è conclusa due anni fa, quando venne chiarito ufficialmente che le sequenze di asana non possono essere coperte dal diritto d’autore. È una lotta, quella per la protezione della disciplina, che vede l’India impegnata in prima linea. Desideroso di farne il simbolo (anche politico) di un valore identitario nazionale, il primo ministro conservatore indiano Narendra Modi ha creato nel 2014 un ministero dedicato (lo Ayush, acronimo per Ayurveda, Yoga, Naturopathy, Unani, Siddha e Homoeopathy, industria che da sola fattura 120 miliardi di rupie, quasi 2 miliardi di dollari) e istituito con l’Onu con la Giornata Mondiale dello Yoga, che si celebra dal 2015 il 21 giugno.

In questo universo, considerato prevalentemente femminile, gli uomini stanno entrando, anche se in sordina. Basta paragonare lo studio “Yoga in the Market” dello Yoga Journal del 2012 con quello del 2016: nel primo, i maschi erano il 17,8%, nel secondo il 28%. «Per i maschi alle prime armi è più difficile cimentarsi nello yoga. Non è solo l’immagine della disciplina, considerata “soft” e “da donne”, ma anche l’oggettiva mancanza di flessibilità», dice Laura Visinoni, insegnante a Lanzarote e anche online con yoganride.com. «Credo che l’idea di mettersi in gioco in una classe popolata soprattutto di signorine che si piegano come giunchi imbarazzi la maggior parte dei maschi. Lo prova il fatto che, quando possono impratichirsi nella sicurezza di casa propria, partecipano molto più numerosi: nelle mie lezioni in rete gli uomini sono più di un terzo del totale». E il sesso forte apprezza anche la “sartorialità” dell’offerta: «Sono molto richiesti i corsi appositamente rivolti agli sportivi professionisti», continua Visinoni, «come compensazione dello sforzo fisico, per dare la possibilità ai muscoli di allungarsi, rilassarsi e rinforzarsi prima della prossima prova. È la teoria dello ying e yang: a ogni attività, per rimanere in equilibrio, è giusto opporre il suo opposto. E ai miei corsi per chi fa windsurf, snowboard, arrampicata e sci (sport che pratico io stessa, di cui conosco i rischi e le sfide) gli uomini sono numerosissimi». E anche bravi. «Accade spesso che chi si avvicina allo yoga da sportivo riesca poi a scoprire da solo, con i propri tempi, la parte meditativa. E, devo dire, accade più spesso che ad arrivarci siano gli uomini. Fin dai primi approcci sono più interessati e anche più bravi a interiorizzare, rivolgere il proprio sguardo all’interno. Non è un caso che i grandi maestri siano uomini».

Ci sono, però, gli irriducibili, i testosteronici fino al midollo che proprio non ne vogliono sapere di meditazione e di posizioni da tenere all’infinito. Per loro c’è il Broga, “Brothers yoga”, nato nel 2012 (ovviamente negli Usa, Massachusetts): «Il nostro è energizzante e “strong”», spiegano i creatori Robert Sidoti e Adam O’Neill. «E dato che siamo tutti uomini, non ci sono pericoli per l’autostima di chi non riesce a toccarsi le punte dei piedi». «Lo yoga è molto di più che incensi e canti in sanscrito», decreta bodybuilding.com, sito al di sopra di ogni sospetto  “new age”. «Tenere le posizioni fa allungare muscoli e tessuti e circolare meglio l’ossigeno: il che significa risanarli e farli crescere, rendendoli più efficienti per il sollevamento pesi o il running». Perfetto, insomma, per chi non vuole sfigurare davanti a ragazze fortificate da anni di asana. I segnali per dire che a breve lo yoga diventerà una passione anche al maschile, insomma, ci sono tutti.

Ma, secondo Squarcini, più che di una conversione di massa al benessere, si tratta di una vittoria del business. «Nessuno avrebbe mai detto solo qualche anno fa che non si sarebbe più vista un’ascella maschile irsuta. Ma così come il marketing è riuscito a convincere gli uomini del loro bisogno di creme di bellezza e cerette, così li convincerà che lo yoga li renderà individui completi. Il che in un certo senso è vero, perché questa disciplina è antropotecnica: aspirando alla consapevolezza, ci aiuta a relazionarci con un mondo moderno fatto di macchine. D’altra parte, facendoci stare bene, nutre la biopolitica: diventa strumento nella mani delle istituzioni per mantenere un controllo sui corpi degli individui. Che devono essere belli, scattanti, in salute: da un lato perché un popolo di gente sana costa meno alle tasche dello Stato, dall’altro perché il desiderio di mantenersi tali alimenta l’economia». Suona cinico. Quanto siamo lontani, con questa versione dello yoga, dalla disciplina delle origini? Molto secondo Squarcini che ha tradotto dal sanscrito per Einaudi gli Yogasutra, i 196 aforismi del filosofo indiano Patañjali, scritti tra il II e il IV secolo e da tempo considerati il vero pilastro teorico e spirituale dello yoga.

«Nello yoga occidentale la negazione del mondo viene concessa solo nella sua versione annacquata»

«Lo yoga nella sua veste americanizzata – cioè quello che va per la maggiore un po’ ovunque – è un prodotto di bellezza e fitness che fa anche bene alla mente e aiuta a evadere»,  dice. «Ma la fuga che ci concede è intrisa di valori tipicamente occidentali: il potere della mente, la ricerca di una felicità che viene da dentro, il nostro essere al centro del mondo e di sentirsi tutt’uno con esso. Questa positività di fondo è l’opposto della disciplina delle origini che era strumento di contestazione, anticonformismo estremo portato avanti da personaggi che, nudi, non lavoravano, non si riproducevano, si eviravano, usavano un lessico fatto di prefissi linguistici negativi: “non quello”. Ci sono ancora oggi individui che vivono questo ascetismo e abnegazione, stando anni con il braccio alzato facendolo andare in cancrena. Ma, a mio parere, è più vicino allo spirito dello yoga tradizionale uno che oggi decide di fare il contadino, non avere internet e vivere del suo orto, rispetto a chi fa asana in una stanza a 40 gradi», aggunge Squarcini, che conclude: «Lo spazio per l’ascetismo è sempre stato limitato. Basti pensare a Francesco, fatto santo dalla chiesa, il quale però non ha mai rinunciato ai beni materiali. La negazione del mondo viene permessa alle masse solo nella sua versione annacquata».

 

0 Comments

  1. Teresa Nunnari says

    Condivido appieno l’opinione di Squarcini.
    Per gli uomini occidentali avvicinarsi allo yoga sarebbe, a loro insaputa, un grande gesto di umiltà.

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