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12 fatti, persone, pensieri ed eventi che hanno segnato il mondo del design del 2019

written by Laura Traldi
CATEGORIE Opinioni

Arrivano il Natale e la fine dell’anno 2019. Cioè quel momento in cui si tirano le somme. A me piace fare un giochino. Guardare indietro e vedere cosa mi rimasto impresso nella mente e nel cuore dei 12 mesi passati. Ho provato a farlo in un’ottica di design. E questo è quello che è emerso…

Una lista – arbitraria, personale, discutibile – di eventi che non mi sono necessariamente piaciuti ma che mi hanno colpita e che in qualche modo hanno quindi segnato il mio anno del design 2019. Sono certa che in tanti non saranno d’accordo: ma sostituzioni, commenti e argomentazioni sono sempre benvenuti. Anzi, è proprio lì il bello…

Gennaio 2019

james dyson

An employee walks through an elevated walkway decorated with a giant supersonic hair dryer in the Dyson Ltd. campus in Malmesbury, U.K. Photographer: Simon Dawson/Bloomberg

James Dyson – designer, ingegnere, inventore – è anche uno dei rari supporter di Brexit nella comunità creativa britannica e l’auto-proclamato paladino della manifattura made in Britain. Ma stupisce tutti quando, a gennaio 2019, annuncia che sposterà il quartier generale della Dyson a Singapore. Qui, spiega, incentrerà la ricerca sullo sviluppo di autovetture elettriche (per le quali aveva però già ricevuto una grant da parte del governo inglese di 16 milioni di sterline). È una mossa che – venendo da un accanito sostenitore dell’uscita degli UK dalla UE – fa insorgere la comunità dei designer sulla piattaforma Dezeen. Soprattutto alla luce del fatto che Singapore aveva firmato proprio qualche mese prima un trattato di libero scambio con l’Europa (lo stesso che non sarà più garantito agli UK dopo Brexit).

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Febbraio 2019

alessandro mendini

Il 18 febbraio, a 87 anni, muore Alessandro Mendini, uno degli uomini chiave del design italiano. L’ho incontrato per la prima volta nel 1998 a Essen, quando lavoravo per la Philips Design di Stefano Marzano e avevamo vinto il premio Design Team of The Year. A lui Marzano aveva chiesto di realizzare la lectio magistralis che accompagnava la consegna del premio. È stato la prima persona che ho intervistato, nel 2002, appena rientrata in Italia dall’Olanda. Era per la rivista tedesca Form in occasione del lancio di Tea and Coffee Towers di Alessi. Ero tesissima. Ricordo come mi abbia accolta nel suo studio – che sembrava un camerino teatrale, pieno di props e suggestioni. E come abbia iniziato a raccontare cose bellissime e sognanti, chiacchierando con me – perfetta sconosciuta e aspirante giornalista – come se fossi una sua amica di vecchia data. Per due ore e mezza. Regalandomi un’intervista meravigliosa e un ricordo straordinario.
Questo per dire che Mendini è stato un grande designer e architetto ma soprattutto un grandissimo uomo e bastava incrociarlo di striscio per capirlo. Questo articolo di Davide Gallina secondo me è uno dei pochi che lo racconta in quest’ottica e per questo lo uso per ricordarlo. (Da notare la conclusione su come associare Mendini alla parola designer sia il modo migliore per non capirlo).

Marzo 2019

broken nature

Broken Nature foto di Laura Traldi

Viene inaugurata Broken Nature alla Triennale di Milano. Una grande mostra che, per la prima volta, fa il punto sul design che analizza, commenta, progetta la vita. Una mostra ciclopica, complessa, che la curatrice Paola Antonelli ha definito “per tutti”. La visito durante l’anteprima stampa ma scelgo di non fare il giro guidato per vedere se la grande curatrice è riuscita nell’intento di aprire il mondo del progetto al grande pubblico. Purtroppo non capisco quasi nulla. Torno poi due giorni dopo, a catalogo letto, e ho un’esperienza diversa: sempre complessa ma più chiara. Come dire: è riuscitissimo l’intento di mettere l’accento sul design come strumento conoscitivo, critico e creativo per rimettere equilibrio nel rapporto uomo natura (o, come ha detto a volta Antonelli, per progettare una “fine elegante” per l’umanità). Meno, invece, quello di portare il design fuori dal suo cerchio di adepti. I visitatori sono stati numerosissimi. Temo che pochi abbiano davvero capito però di cosa si stesse parlando.

Aprile 2019

Triennale Museo del Design Italiano

C’è la Design Week, ovviamente. Dove per la prima volta uno degli eventi decide di far pagare un biglietto di entrata. E dove dominano sempre di più le installazioni (le file per entrare nei 17 tunnel di Ventura Centrale sono kilometrici). Ma c’è anche l’apertura dell’attesissimo Museo del Design alla Triennale. A cura di Joseph Grima, il museo mette in scena, nello spazio della Curva, il primo allestimento permanente di una selezione dei pezzi della collezione della Triennale. L’allestimento è luminoso ma i contenuti sono decisamente scarni. Duecento pezzi circa (il più recente è del 1981) sono esposti su piedistalli. L’”inserimento in un contesto storico, culturale e sociale” promesso si limita a una infografica cronologica a parete. Le spiegazioni sono affidate alel voci stesse dei progettisti: parlano al pubblico che solleva la cornetta dei vari telefoni Grillo di Sapper e Zanuso disseminati lungo il percorso. Una bella trovata. Peccato che essendo quasi tutti deceduti i designer non si potesse raccontare proprio tutto…
Il museo mi delude, tanto. Penso che vada bene per i turisti ma Milano è la città del design e deve qualcosa a chi si occupa di progetto. Per esempio un museo che permetta letture diverse. Quella superficiale, con il selfie di fianco al Cactus di Gufram. Ma anche una un po’ più approfondita, per chi davvero vuole capire il progetto e come esso ha fatto parte integrante della cultura industriale italiana, dandole forma, sostanza e futuro. Ora affidiamo le nostre speranze al Museo dell’ADI, che aprirà ad aprile 2020.

Una critica feroce ma ragionata sul Museo del design della Triennale è stata scritta da Chiara Alessi.

Maggio 2019

Piero Gandini

Arriva come un fulmine a ciel sereno per molti la notizia che Piero Gandini, CEO di Flos, lascia l’azienda che guidava da 22 anni (dopo suo padre Sergio, che era stato al timone dal 1963). È una notizia che non è possibile non collegare alla unione di forze tra Flos, B&B Italia e Louis Poulsen sotto l’egida della neo-nata Design Holding – in cui confluiscono Investindustrial e Carlyle con lo scopo di arrivare in borsa come polo del lusso entro tre anni (per capire bene di cosa stiamo parlando leggi qui). «Diversità di vedute nella gestione», diceva la nota stampa. Nessuna altra notizia ufficiale è trapelata poi. Ma a chi si preoccupava per la mancanza di una forza creativa vera oltre che manageriale – come era Piero Gandini, imprenditore ma soprattutto visionario del design – l’azienda ha risposto qualche mese fa creando un figura ad hoc, quella del Design Curator. Per il ruolo sono stati scelti Fabio Calvi e Paolo Brambilla. I due collaborano con Flos da anni e solo qualche settimana prima, avevano firmato l’enorme (4000 metri quadrati) e bellissimo stand per Design Holding al Salone del Mobile. Dove Flos, B&B Italia e Louis Poulsen erano stati presentati come come un’unica forza anche grazie a un percorso interattivo che ne raccontava la storia progettuale (a cura dei Dotdotdot).
Sembrava un bel battesimo per la nuova realtà del design. Ma certamente qualcosa non sta funzionando a livello di cultura imprenditoriale visto che pochi mesi dopo Piero Gandini anche lo storico AD di B&B Italia, Giorgio Busnelli, lascia il gruppo in maniera molto simile. Mentre l’altra dipartita eccellente era stata quella dell’AD Armin Broger (anche lui lascia B&B Italia dopo un solo anno e approda in Arper con la stessa carica).

Giugno 2019

Jonathan Ive Marc Newson

Un altro abbandono ma questa volta è più un arrivederci. Jonathan Ive – il mitico designer inglese che ha regalato al mondo tutti i prodotti Apple dall’iMac in poi –  lascia il gigante di Cupertino e apre la sua design agency insieme a Marc Newson. Si chiama Lovefrom e continuerà a lavorare proprio per Apple ma anche per altri clienti. Il nome dell’agenzia, di cui dal momento dell’annuncio non si è più saputo molto, viene da una frase di Steve Jobs.
Una cosa divertente: a mesi dall’annuncio ancora non esiste un sito di LoveFrom così un genio del SEO o, come dice lui, un aspirante collaboratore del duo magico, ha pensato bene di realizzarlo. Se cercate LoveFrom + jonathan ive su google ora trovate lui, un groupie digitale. Top. Anche se viene da dire che forse poteva realizzare qualcosa di meglio – la bruttezza del sito è straordinaria quanto la trovata comunicativa. .

Luglio 2019

fabbrica dell'aria

Viene presentato a Firenze, a Manifattura Tabacchi, il primo sistema di depurazione dell’aria realizzato completamente con le piante. Gli autori sono gli scienziati, architetti, designer e botanici di P-Nat, lo spin off dell’Università di Firenze guidato da Stefano Mancuso.
Ecco come funziona e perché è importante.

Agosto

ellen mac arthur

Nel 2025 ci saranno 160 milioni di designer nel mondo che rappresentaranno il 5% della forza creativa globale di 3,4 miliardi di persone. Lo dice la Ellen Mac Arthur Foundation, ente no profit interamente ad accelerare il passaggio da un’economia lineare a una circolare. Il ruolo dei progettisti è così fondamentale per la fondatrice Ellen Mac Arthur che la fondazione – dopo aver realizzato con IDEO un enorme quantità di strumenti scaricabili online per “progettare in modo circolare” – ha annunciato ad agosto la creazione di un sistema di materiali disponibili gratuitamente per tutti per aiutare i 20 milioni di designer attivi oggi a iniettare i semi della circolarità in ogni loro lavoro. Da oggi. Eccoli qui (segui il link).
È un tema in cui credo molto e di parlo ai miei studenti della NABA, in un corso di Design per l’Economia Circolare, di cui ho parlato anche qui.

Settembre 2019

the vessel new york

Su Dezeen appare un articolo che contesta il sempre più imperante ruolo di Instagram nell’architettura. Secondo l’autore, l’architetto Will Jennings, il social network ha un effetto negativo sulla professione, rinforzando un certo tipo di estetica, sempre più generalizzato e imperante. Jennings arriva addirittura a esortare i colleghi a progettare edifici appositamente anti-Instagram per ridare vigore alla creatività diffusa.

Ottobre 2019

Ingo Maurer

Un’altra grande perdita nel mondo del design. Muore Ingo Maurer, l’artista della luce. La sua poetica, a cavallo tra la sorpresa e disorientamento, ha influenzato un numero enorme di progettisti. Maurer è stato un accanito difensore della qualità della luce e aveva a suo tempo opposto l’obbligo dell’abbandono della lampadina a incandescenza, celebrata da lui nel suo pezzo forse più celebre: la lampada da tavolo Bulb, del 1966. Di lui ha detto Paola Antonelli, Senior Curator del MoMA di New York: «Non ho mai visto nessuno sperimentare un simile abbandono. E la sperimentazione è l’opposto del voler piacere».

Novembre 2019

Si dice che l’editoria di design non faccia grandi numeri. Eppure in un solo mese vengono pubblicati ben tre libri dedicati alla storia del design. Il Manuale di Storia del Design di Domitilla Dardi e Vanni Pasca (30 euro, Silvana Editoriale) è un compendio storico, un libro per gli studenti e i docenti, che spiega il divenire del progetto in un racconto che si mescola spesso a quello dell’industria, della moda e della comunicazione – con un occhio di riguardo per l’artigianato e l’art design. Diverso e per certi versi opposto è invece l’approccio dell’Atlas of Furniture a cura di Vitra. Il gigantesco (1000 pagine) e costosissimo volume (155 euro) raccoglie documenta 1740 oggetti progettati da più di 540 designer ed è scritto a molte mani. È proprio questo il valore aggiunto del libro che oltre alle pagine introduttive – che danno un excursus storico a grandi linee – si sofferma in grandissimo dettaglio su ogni pezzo. Un vero strumento di studio per gli appassionati. A cavallo tra i due si colloca invece la riedizione rivista del Grande Atlante Storico del Design dal 1850 a oggi di Enrico Morteo. È, questo, un libro bellissimo da sfogliare e studiare, organizzato per argomenti a partire dagli oggetti (di fatto posizionando ogni manufatto come il portatore di un determinato messaggio di innovazione).

Dicembre 2019

banksy

Chiudiamo in bellezza, si fa per dire, con un’immagine dell’ultima opera di Banksy che si muove, in questo caso, nel mondo 3D della mini-architettura e del mini-interior. L’artista ha infatti creato una natività “alternativa”, con la Sacra Famiglia piazzata sotto un muro di cemento spezzato da un proiettile. L’opera è al Walled Off Hotel, l’albergo “con la peggiore vista al mondo” (si affaccia di fronte al muro della West Bank a Betlemme ed è un’altra realizzazione di Banksy).
Buon Natale

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