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ADI Design Museum: finalmente a Milano un museo che spiega cos’è il design

written by Elisa Massoni

Di fianco a un museo celebrativo, fatto di icone su piedistalli (quello della Triennale) Milano prepara l’apertura dell’ADI Design Museum. «Spiegherà il senso della parola “progetto”: cioè perché una penna da 3 euro ha diritto a essere celebrata quanto una poltrona firmata».

L’ADI Design Museum aprirà per la prima volta al pubblico Il 18 aprile 2020 per la consegna del XXVI Compasso d’Oro, inaugurando anche simbolicamente e, simbolicamente, il Fuorisalone 2020. La nuova sede di 5000 metri quadrati in via Ceresio 7, è uno spazio spettacolare, non ancora allestito, situato in un edificio industriale del Novecento. Insieme al Museo della Triennale e ad Assolombarda, che gestisce i musei d’impresa, l’ADI Design Museum – Museo del Compasso d’Oro è parte del neonato Sistema Musei di Design di Milano, il cui scopo è spiegare al grande pubblico, in modo corale, il senso della parola progetto.

L’ADI Design Museum ha avuto una lunga e discussa gestazione e si accinge a nascee dopo un percorso accidentato, costato 8,5 milioni di euro al comune di Milano e all’ADI.

Una rete di musei a Milano per spiegare cos’è il design, in tutta la sua complessità

Il tema critico di un museo di design è la difficoltà di spiegare al grande pubblico cosa significa progetto, in particolare nel sistema italiano che utilizza una molteplicità di linguaggi straordinaria. «Non basta un unico spazio» spiega Luciano Galimberti, presidente dell’ADI. «Sappiamo bene che occorre una rete fatta di musei, imprese e associazioni per contenere e mostrare un mondo complesso come quello del progetto».

ADI Design Museum via Ceresio 7

Infatti è appena stato costituito il Sistema Musei di Design di Milano, che accorpa Assolombarda, Triennale e ADI col fine di evitare ridondanze e inutili antagonismi. «Noi siamo un’associazione di filiera, che raccoglie imprenditori, designer, curatori», continua Galimberti, «questo spazio vuole essere una zona franca dedicata alla riflessione e alla ricerca».

Alla Triennale, la celebrazione. All’ADI Design Museum, la spiegazione

L’idea è che alla Triennale rimanga affidata la parte più celebrativa, quella dei grandi nomi iconici. E che l’ADI Design Museum invece si applichi nel difficile compito di spiegare al pubblico perché una penna da 3 euro è parte di una collezione museale. Una missione impossibile, fino ad oggi: anche se tutto il mondo materiale e immateriale è frutto di un progetto, pochi ne hanno consapevolezza e comprendono la natura delle discipline progettuali.
La mostra inaugurale è affidata a Beppe Finessi, scelto da ADI per rispondere per primo al difficile compito di costruire: “una narrazione del design dal progetto all’industria, invece di un museo iconico” conclude Galimberti.

Il progetto

Il progetto dell’ADI Design Museum, frutto di un concorso vinto da Migliore + Servetto Architects e Italo Lupi, ha trasformato la vecchia fabbrica di elettricità in un luogo rigenerato, permeabile alla città. E, contemporaneamente, con una precisa e dichiarata funzione scientifica e divulgativa. Italo Lupi si è occupato del design del nuovo logo: un’operazione di recupero dei codici storici, a partire dal logo dell’ADI disegnato da Bob Noorda. (per info sul logo, leggi qui)

ADI Design Museum Logo Italo Lupi

Il logo dell’ADI Design Museum, di Italo Lupi (su quello originale di Bob Noorda)

L’allestimento museale sarà visibile a giugno, quando lo spazio aprirà al pubblico e sarà pronto a far partire il proprio palinsesto di eventi tematici e a mostrare la collezione di circa 3000 oggetti frutto delle selezioni Compasso d’Oro dal 1954 a oggi.

Una curatela a rotazione di 12 mesi

Grande riserbo sulla natura del progetto curatoriale, che in effetti è probabilmente la parte che decreterà il valore e il successo di tutta la complessa operazione culturale.
Secondo alcune voci la collezione ADI sarà mostrata a rotazione, con un allestimento diverso ogni 12 mesi. Conferma con prudenza Luciano Galimberti: «Abbiamo la responsabilità di spiegare cos’è il design attraverso la narrazione di un sistema di valori che va ben al di là della parte glamour. La nostra idea è di costruire continuità fra la collezione e le mostre tematiche, per generare curiosità e fare un vero lavoro di divulgazione».

Appuntamento a fine giugno 2020, quando finalmente lo spazio di Porta Volta staccherà il primo biglietto.

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