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Agricoltura 4.0 | Non ci sono più i contadini di una volta

written by Laura Traldi

Le fattorie connesse. I sensori che raccolgono Big Data. I droni che sorvolano le campagne. Ecco come l’intelligenza artificiale sta cambiando l’agricoltura e il mestiere del contadino. Anche in Italia

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Questo articolo è stato pubblicato su D la Repubblica

«Un broccolo o una foglia di cavolo da sgranocchiare come snack. Non perché fanno bene, ma perché sono così buoni da far dimenticare patatine e merendine». Matt Barnard si presenta al nostro appuntamento al Web Summit di Lisbona.– evento degli startupper più cool del mondo – in tenuta da ingegnere tech: camicia polo e maglioncino, capelli rasati tipo Marine. Quello che dice, però, ha echi New Age. agricoltura 4.0

[white_box] FOTO DI COPERTINA: Infarm, la startup di Berlino che crea fattorie verticali scalabili e ripetibili nelle grandi città europee per portare cibo a km 0.[/white_box]

«Il cibo nutriente, buono e a km zero dovrebbe essere un diritto per tutti»

«Il sogno è quello di un mondo più sano». Ci sta: perché dopotutto Barnard è un agricoltore, anche se high tech (e, sottolinea lui, «anche figlio di agricoltori»). Resta il fatto che immaginarselo con zappa e rastrello, risulta difficile. La sua Plenty, infatti, è una start up che che consiste al momento in due fattorie super high tech (una a sud di San Francisco e l’altra a Laremie, nel Wyoming). E ha attirato l’anno scorso l’interesse del gigante giapponese SoftBank, di Eric Schmidt.(presidente del consiglio di amministrazione di Alphabet, cioè Google).e del patron di Amazon Jeff Bezos. Risultato: 200 milioni di dollari di investimenti. E c’è da pensare che sia solo l’inizio, visto che a gennaio Barnard è approdato addirittura a Davos.

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«In realtà, quelle di Plenty non sono fattorie ma centri di formazione per l’applicazione dell’intelligenza artificiale alle coltivazioni», dice Barnard.

«I nostri “contadini” sono data analysts, chimici specializzati nella percezione del gusto, designer, ingegneri, esperti di machine learning». agricoltura 4.0

Plenty - vertical farm

Plenty – le fattorie verticali gestite dall’intelligenza artificiale

Da Plenty, le verdure crescono su pali verticali, con i led che forniscono l’equivalente della luce solare. Non c’è terriccio perché le coltivazioni sono alimentate da acqua ricca di nutrienti, e l’altissimo controllo dell’ambiente elimina completamente il problema dei parassiti. Le fattorie verticali non sono una novità. Ma quello che dà a Plenty, a detta di Barnard, una marcia in più è l’applicazione capillare dell’intelligenza artificiale.e la ricerca scientifica che la alimenta.

«Per 6 anni abbiamo testato gli effetti dell’irrigazione, dei

minerali, dei livelli di umidità e delle variazioni dell’illuminazione sulle coltivazioni. La ricetta non è mai generica ma varia da pianta a pianta, e anche per la stessa ci sono cambiamenti nel ciclo di vita. E ora, ingegnerizzando alla perfezione l’ambiente, siamo in grado di produrre qualità organolettiche ineguagliabili, che progettiamo a tavolino. Non a caso, al momento serviamo i ristoranti stellati. Ma il sogno è di portare sulle tavole di tutti, verdure a prezzo accessibile, a km zero, e dal sapore inimitabile». agricoltura 4.0

È questo il futuro che ci aspetta? Non sarebbe male.

E, di fatto, quello che sta facendo Barnard negli Stati Uniti sta accadendo anche in Europa (leggi qui la lista delle start up dell’AgTech europee). Ma secondo Marco Perona, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart AgriFood.e professore ordinario dell’Università di Brescia, non è una via che si addice all’Italia. Per una precisa scelta strategica.

«Questo mega-investimento è distante anni-luce da quanto

vorremmo succedesse in Italia. Abbiamo tutti sperimentato quanto siano migliori gli ortaggi e la frutta cresciuti all’aria e al sole del Sud, rispetto a quelli di serra. La produzione di frutta e verdura attraverso colture non convenzionali e super-tecnologiche realizzate all’interno.di edifici, attraverso luce LED, ha l’esplicito obiettivo di localizzare la produzione più vicino possibile.alle grandi città, dove si concentrano i consumi. Questo da un lato favorirà anche costi di produzione più bassi e una logistica molto più razionale ed economica.ma va nella direzione opposta alla logica europea e ancora di più italiana della valorizzazione dei territori, delle DOCG, dei DOP».

Crop One Holding

La fattoria verticale di Crop One Holding a Dubai

Niente fattorie computerizzate, quindi, nel Bel Paese. Ma questo non vuol dire che si rinunci tout court all’Agricoltura 4.0

che permette razionalizzazioni e migliorie nella produzione, anche dal punto di vista della qualità. Ci sono però, sempre secondo Perone, oggettive difficoltà di percorso tipicamente italiane.

«Altri Paesi realizzano produzioni estensive, di massa, e hanno anche una fase industriale di trasformazione realizzata da grandi multinazionali.

In queste condizioni è evidentemente più facile digitalizzare ed automatizzare la filiera. In Italia invece si punta giustamente su produzioni di nicchia e su una trasformazione ai limiti dell’artigianalità, che scommette sul pregio, la qualità e la specificità del prodotto. Questo che rappresenta un innegabile punto di forza della nostra produzione ovviamente rende più complessa le digitalizzazione delle filiere, vista la loro estrema varietà, e la conseguente eterogeneità dei problemi e delle soluzioni adatte a risolverli»

«Non penso ci sia una soluzione a questo fattore inibente

proprio in quanto esso rappresenta anche un grande fattore di forza», riprende Perone. «Inoltre, come ha rilevato il nostro Osservatorio, l’innovazione digitale in ambito agroalimentare.non riesce a catalizzare in Italia la medesima mole di investimenti che invece ottiene in altri Paesi.come gli Stati Uniti d’America, il Regno.Unito oppure la Germania. Una leva che potrebbe risultare determinante in questo senso sarebbe l’estensione anche alle aziende.agricole del piano.nazionale “industria 4.0”, poiché al momento il super e l’iperammortamento non si adattano.al particolare regime fiscale cui sono soggette le aziende agricole».

Secondo Stefania Gilli, responsabile IoT (Internet delle Cose)

per il settore imprese di Vodafone, e che lavora insieme a CIA (Confederazione italiana agricoltori).e AGIA (Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) nel campo delle Connected Farms, gli agricoltori italiani sono.invece molto più aperti al nuovo di quanto non si possa immaginare.

Iot agricoltura vodafone

Le stazione meteo connesse con sensori possono fare davvero la differenza in termini di competitività, dice Stefani Gilli di Vodafone

«Nella mia esperienza, trovo che gli agricoltori di oggi siano

molto aperti all’innovazione rispetto, ad esempio, ad altri imprenditori.che dovrebbero implementare l’Industria 4.0. Il contadino di oggi in realtà è un vero e proprio imprenditore, è intellettualmente attivo, giovane e curioso. Crede nella qualità del prodotto, nella competitività e nella difesa del made in Italy: e sa che la tecnologia può aiutarlo».

Anche per le piccole realtà, infatti, spiega Gilli, complice l’abbattimento dei prezzi delle soluzioni, le discussioni più accese sono su come usare le stazioni meteo connesse, i sensori e i Big Data.

«In un mercato sempre più competitivo e globale, la tecnologia non è più un’opzione ma uno strumento di differenziazione. E i nuovi agricoltori lo hanno capito».

Per fornire modelli previsionali al contadino basta, per esempio, una piccola stazione meteo connessa a sensori.alimentata da un pannello solare e dotata di modem con all’interno una Sim IoT (Internet of Things). che invia al cloud dati da analizzare in tempo reale.

«Grazie a questi dati che permettono di eseguire previsioni

puntuali, l’agricoltore può razionalizzare l’irrigazione, agire preventivamente in vista di problemi meteo, personalizzare.i trattamenti fito-sanitari. Ad esempio, se sono previste aridità e vento, non ha senso spruzzare il verderame sulle viti. Se è in arrivo un eccesso di acqua, meglio attivarsi subito con l’anti-muffa. L’IoT è la tecnologia che permette tutto questo, ma anche di intervenire in tempo reale sui macchinari, prima di un guasto.o per evitare un’inefficienza, e di pianificare meglio gli investimenti in base ai picchi di attività. Stiamo parlando di risparmi molto consistenti in termini di acqua e prodotti. Ma anche di abbattimento dei costi delle assicurazioni e di digitalizzazione di strumenti.tipicamente tradizionali come il quaderno di campagna, lo strumento su cui il contadino deve annotare.i trattamenti fito-sanitari sul coltivato, che consente di avere una fotografia certificata.in tempo reale della situazione del territorio senza dover necessariamente ricorrere alla visita di un perito».

L’Iot aiuta anche nella cura degli animali.

Nei silos che contengono le granaglie, per esempio, un sensore può attivare automaticamente l’immissione di aria calda o fredda per evitare che diventino umide.(molto dannose per i polli). Mentre grazie a un dispositivo applicato sulla coda delle mucche (si chiama Moocall e sfrutta tecnologia Vodafone).gli allevatori vengono avvertiti con un sms quando le mucche stanno per partorire, per localizzare l’animale.e misurare le contrazioni fino al momento del parto, abbattendo del 30% i casi di morte da parto dei vitellini.

Anche per l’agricoltura biologica la tecnologia è diventata un plus a cui è difficile rinunciare.

«Serve per monitorare il tracciamento del cibo, i metodi di conservazione e di incartamento, le tempistiche in cui rimane fermo, stoccato, dopo il raccolto», conclude Gilli.

Cosa aspettarci, in futuro? Un po’ come per Perone, anche secondo Gilli «aldilà di realtà come Plenty, o dell’utilizzo di tecnologie molto innovative come i droni.(«i droni si stanno diffondendo molto anche in Italia, ma sono tecnologie utili soprattutto per territori di grandi estensioni»), penso soprattutto a uno sviluppo.sempre più marcato delle analisi dei dati, a un passaggio da un’agricoltura di precisione a una di decisione, dove i dati generati.possano aiutare a prendere decisioni consapevoli per la produzione di cibo di alta qualità».

Intanto, a riprova del fatto che l’AgTech appassiona sempre più giovani,

due imprenditori under 30, Lorenzo Cilli e Valerio Carconi, hanno appena creato Youfarmer, una piattaforma di CoFarming che permette a tutti di adottare un orto bio (che sarà coltivato e gestito dalle aziende agricole coinvolte nel progetto sui propri terreni). con consegna presso le aziende stesse e punti di prelievo oppure attraverso una spedizione a domicilio. Suona un po’ low tech, rispetto alle distese verdi computerizzate di Plenty, ma forse è molto più italiano.

GLOSSARIO (per capirci meglio)

di Marco Perona

Agricoltura 4.0.

E’ l’utilizzo armonico di un mix di tecnologie digitali per migliorare efficienza, resa e sostenibilità delle coltivazioni, la qualità del processo produttivo e del prodotto e le condizioni di lavoro degli addetti. agricoltura 4.0

Precision Farming

La possibilità di realizzare in maniera molto più precisa e automatica una serie di lavorazioni. Un trattore a guida satellitare può per esempio effettuare un’aratura senza mai ripassare due volte sul medesimo pezzo di terra, con un risparmio di tempo che si aggira attorno al 10% circa; una seminatrice può mappare con precisione dove depone la semente, di modo che le successive lavorazioni di concimazione, irrigazione e disinfestazione possano deporre i nutrienti, i fitofarmaci o l’acqua esattamente dove serve, con un evidente risparmio di materiali, oltre che di tempo, e un contemporaneo aumento delle rese produttive.

Internet of Farming

Propone una visione più integrata e interconnessa del Precision Farming. Con il quale già vengono messi a disposizione grandi quantitativi di dati, relativi a una singola azienda agricola. Ora immaginiamoci di incrociare questi dati con (per esempio) quelli provenienti dai satelliti meteo, oppure da un drone che sorvola una specifica regione agricola. E raccogliamo collaborativamente a fattor comune, anche in tempo reale, tutte queste informazioni tra le aziende agricole di uno specifico territorio omogeneo. Ecco che sarà possibile, sempre per esempio, capire come mai taluni appezzamenti sono più produttivi di altri. Questo tipo di analisi consnete di raggiungere un altro livello, ancora più elevato e complessivo di efficienza ed efficacia, sia perché impiega dati molto più completi, sia perché ne estende contemporaneamente il vantaggio a un intero territorio e/o a intere filiere, e non solo a un’azienda.

FOTO DI COPERTINA: Infarm, la startup di Berlino che crea fattorie verticali scalabili e ripetibili nelle grandi città per portare cibo a km 0.

 

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