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Amburgo, il rinascimento tra architettura e antigentrificazione

written by Laura Traldi

Ricca e borghese, accogliente e underground: la città tedesca dai due volti è in piena rinascita. E di fianco alla nuova architettura e ai quartieri glamour, lascia spazio ai movimenti antigentrificazione

Per vedere il doppio volto di Amburgo – borghese e attivista, imprenditoriale e antigentrificazione – basta fare quattro passi nella sua stazione. Uomini mediorientali under 30 camminano veloci, in mano una borsa di plastica con dentro il pranzo. Signore ben vestite siedono sorseggiando un caffè di Starbucks. Businessman in giacca e cravatta fanno la coda per un kebab. Una colonna sonora di musica classica esce da invisibili altoparlanti, a un volume solitamente più adatto al genere pop. Questo crocevia di trasporti racconta l’essenza di questa città affacciata sull’acqua, che è come il suo cielo: imprevedibile e dai mille volti. Basta un attimo, nel secondo porto più attivo d’Europa, perché il sole lasci il posto alla pioggia e ritorni. E basta girare un angolo per lasciarsi alle spalle i negozi patinati del centro, cui si accede spesso attraverso portali gotici, per trovare case occupate trasformate in coloratissimi centri sociali, dove si aggirano ragazzi dal look alternativo, mamme con bambini e coppie anziane a braccetto. E dove, a ogni angolo, manifesti dalla grafica curatissima si rivolgono ai rifugiati per dire: benvenuti, qui trovate un pasto caldo, un concerto a entrata gratuita, un posto dove stare.

A Caffamacherreihe, per esempio, di fianco all’imponente sede del giornale di Amburgo, l’Hamburger Abendblatt, c’è un mini quartiere con villette a schiera azzurre, circondate da marciapiedi dipinti, piccoli orti e pareti decorate con murales su cui sono appoggiate decine di biciclette. Per aggiungere un tocco di ospitalità al mini-distretto, qualcuno ha allestito un salotto all’aria aperta: accanto a un divanetto, c’è un grande foglio di cellophan per coprirlo in caso di pioggia (perché Amburgo è ottimista su tutto e secondo Eurobarometro il 97% degli amburghesi è felice della propria vita qui eccezion fatta per il meteo).

Case occupate a Gängeviertel

La storia di Amburgo è quella di una città mercantile, affacciata sul mondo grazie al mare. Ricca e borghese, ma culturalmente sofisticata, aperta a tutto quello che viene dall’esterno. Non a caso accoglie il 2,5% dei rifugiati che arrivano in Germania: una quota alta, decisa dal governo federale in virtù del fatto che il suo conglomerato è considerato, amministrativamente parlando, una regione. E, anche se qualche protesta c’è stata, la città sta offrendo ai profughi molto più di un pasto caldo. Centinaia di persone approfittano dei giorni di ferie aggiuntivi offerti dalle aziende per dedicarsi al volontariato: basta recarsi alla fondazione Refugees and Volunteering, dire quante ore si hanno da offrire e rimboccarsi le maniche. Gli “aiuti” sono anche per lo spirito. Non è raro, nei bar di quartiere (come il piccolo ma bellissimo Nasch nella Speckstrasse, dove si mangiano torte fatte in casa e si ascolta musica cool), trovare manifesti che promuovono eventi culturali dalle piccole mostre ai concerti con entrata gratuita per i rifugiati, mentre la prestigiosa Kunsthalle, galleria d’arte contemporanea, organizza per loro tour guidati gratuiti ogni giorno. «Qui abitano più miliardari rispetto alle altre città tedesche, ma la sobrietà, l’accoglienza e il senso della misura sono importantissimi», dice Kerstin Rose, stylist e producer. «Ad Amburgo coesistono l’anima agguerrita della Germania attivista e il pragmatismo borghese, che spesso lavorano insieme. Nella battaglia contro la gentrificazione selvaggia, per esempio, la mobilitazione popolare ha coinvolto tutti, dai giovani dei centri sociali ai professionisti in carriera. E ha avuto la meglio».

Gli eventi cui Rose si riferisce sono un punto fermo, in Germania. Quando nel 2009 gli edifici del Gängeviertel sono stati venduti a un investitore olandese perché li trasformasse in un quartiere elegante, con negozi e locali alla moda, 200 attivisti antigentrificazione li hanno occupati. Le loro ragioni erano chiare (mantenere la ragnatela di piccole vie ottocentesche non in nome della nostalgia, ma per il loro indiscutibile valore storico), così come la loro promessa: se la porzione di territorio fosse ritornata ai cittadini, questi si sarebbero impegnati a rimetterla a nuovo e a farla rivivere. Il sostegno al comitato antigentrificazione è stato tale che l’amministrazione è dovuta tornare sui suoi passi, riacquistando il Gängeviertel (e perdendo milioni di euro) per affidarlo agli amburghesi. E così oggi, se si attraversa la cintura verde del Wallangen, andando verso il polo fieristico della città, la MesseHalle, tra boulevard enormi e torri avveniristiche si trova una piccola via, Karolinenstrasse, che porta nel cuore di questo mondo parallelo: dove le case di mattoni, risparmiate dalle bombe degli Alleati durante l’ultima guerra e un tempo abitate dai lavoratori del porto, sono state trasformate in hub culturali, centri sociali di accoglienza, sale per discussioni o eventi e negozi, dove tutto è rigorosamente di seconda mano.

Speicherstadt

È l’altra faccia di Amburgo, diametralmente opposta alla HafenCity, la zona del vecchio porto ristrutturata a partire dal 2008 e ancora parzialmente in gestazione. Qui, dove un tempo approdavano pescherecci e navi cariche di spezie, gli ex magazzini in mattoni rossi sono stati trasformati in ristoranti, gallerie d’arte, negozi. Mentre tutta la passeggiata sull’Elba è costeggiata da abitazioni avveniristiche, con l’Università sulla Überseeallee e vista sul fiume. Quello che ancora manca a questa zona, che ricorda i Docks di Londra quando il glamour di oggi si intuiva soltanto, è l’anima. Passeggiare lungo la Kaiserkai (arrivateci attraversando il ponte Kibbelsteg per godere di una splendida vista sugli ex magazzini, seguendo i cartelli per HafenCity dal Rathaus) fa un po’ impressione: il quartiere sembra vuoto, anche se la gente ci abita già. Infatti all’ora di pranzo il Sandtorpark si riempie di bambini usciti da scuola. «Invece nel weekend», dice Wolfram Timmermanns, proprietario della galleria di design Luv Interiors in Lagerstrasse 26, «il distretto è diventato un’alternativa per una passeggiata all’aperto, rispetto alle più lontane spiagge dell’Övelgönne (ci si arriva con il traghetto 62 partendo da Landungsbrücken, ndr), o per una serata nei locali che oggi offrono un ricco palinsesto di eventi». L’edificio principe del nuovo quartiere è ovviamente la ElbPhilarmonie, diventato simbolo di Amburgo dal 2007, quando il suo rendering avveniristico ha iniziato ad apparire sui giornali di tutto il mondo. A quasi 10 anni di distanza da quando gli architetti svizzeri Herzog & DeMeuron lo hanno immaginato, questo monolite di mattoni e vetro dalla genesi controversa il costo originale è lievitato da 77 a 790 milioni, posizionando la filarmonica tra le 10 opere più costose del pianeta secondo una ricerca di Manager Magazin è quasi terminato. Ma in attesa dell’opening, nel 2017, quasi la metà dei mirabolanti 45 appartamenti nella parte alta della struttura penthouse con viste mozzafiato e prezzi che variano dai 15 ai 35mila euro al metro quadrato è già stata venduta.

Nel frattempo continua la trasformazione della città, con un occhio alle esigenze di tutti. Quando il gigante del real estate Quantum (che sta costruendo anche le residenze della ElbPhilarmonie) ha chiesto a David Chipperfield (su di lui leggi anche qui) di realizzare il masterplan per la rigenerazione della zona tra Stadthausbrücke, Grosse Bleichen, Bleichenbrücke e NeuerWall che collega la parte nord del centro città con HafenCity l’obiettivo era chiaro: inserire spazi culturali aperti al pubblico, zone verdi, porticati percorribili e il 30% di appartamenti a prezzi contenuti. Nonché restaurare le facciate originali lasciandole intatte, concentrando il look iper-contemporaneo agli interni, per non snaturare l’estetica storica della città. Sarà tutto pronto nel 2017. «Negli ultimi cinque anni Amburgo è cambiata», dice Alexa Lixfeld, artista-designer. «L’Università attira molti giovani e qui il lavoro non è mai mancato:sono fattori che contano, in un periodo di crisi. Non so se sia merito dei grandi progetti o del vento che sta cambiando a Berlino, sempre più costosa e affollata. Sta di fatto che all’improvviso ad Amburgo si respira un’atmosfera più internazionale e aperta, che ci sta aiutando in un momento di cambiamenti sociali come quello che, in tutta Europa, stiamo vivendo».

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