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Matteo Galimberti, AD di Flexform: «ecco perché oggi avremmo dovuto riaprire»

written by Laura Traldi

AGGIORNAMENTO 15 APRILE:

In data odierna, le aziende firmatarie del Manifesto, alle quali si aggiunge Federlegno a nome di tutto il settore, hanno inviato la richiesta allegata al MISE e a Vittorio Colao, alla guida della task force incaricata di valutare i criteri per la riapertura delle attività, nella quale chiedono di consentire la ripresa già dal prossimo 20 aprile.

Il comparto Arredo Design aspettava con ansia il 14 aprile, quando le fabbriche avrebbero dovuto riaprire. Ma nell’ultimo DPCM il settore del mobile non è incluso nella lista delle industrie per le quali è stato dato il semaforo verde. «Quando ho letto – tra queste – “Industria del legno e dei prodotti in legno e sughero (esclusi i mobili)” mi sono sentito morire», dice Matteo Galiberti, AD di Flexform. L’8 aprile, insieme a un gruppo di imprenditori (i più blasonati del comparto Arredo Design) Galimberti ha realizzato un Manifesto dedicato proprio alla riapertura del 14 aprile. Auspicandosi che la data sarebbe stata mantenuta.

Fabbriche sicure. Eppure non basta

Invece no. «Davvero non capisco il senso di questa scelta e non sono il solo», continua Galimberti. «Le aziende dell’arredo sono piccole e medie imprese. Non hanno un grande numero di lavoratori e i layout produttivi sono già stati adattati per il distanziamento sociale nella prima fase del lockdown. Gli stabilimenti sono ubicati in zone suburbane. Ciò vuol dire che le maestranze possono raggiungere il luogo di lavoro in maniera autonoma».

matteo galimberti

Non si può dire che queste informazioni non fossero già note. Nel già citato Manifesto (ai cui firmatari va aggiunto ora Minotti) le misure di sicurezza già adottate in vista della riapertura dalle imprese dell’Arredo Design erano elencate in modo chiaro.

Le misure di sicurezza e la condivisione del knowhow

Cioè, oltre al distanziamento sociale, ottenuto modificando il layout produttivo, «entrate scaglionate, misurazione della temperatura attraverso moderni termo scanner, consumo di pasti distribuiti individualmente evitando così temporaneamente la frequentazione delle mense, l’utilizzo di mascherine delle classi idonee, l’utilizzo di camici e guanti laddove previsto, la regolare sanificazione degli ambienti attraverso i più moderni sistemi disponibili».

Oggi, dopo la doccia fredda del no all’apertura e mentre si parla del 20 aprile come altra possibile data, nella voce di Matteo Galimberti non c’è rabbia ma tanta determinazione. Quella di chi davvero sa di aver fatto le cose per bene e di aver diritto a qualcosa di importante.  «Vogliamo, anzi dobbiamo, aprire prima possibile», dice. «La spinta viene da tutto il comparto Arredo Design. Noi ci siamo solo resi portavoce per sostenere ulteriormente la nostra associazione industriale (Assarredo). E per condividere il knowhow che abbiamo raccolto e implementato per rendere le nostre aziende sicure di fronte al COVID-19».

Cosa succederebbe se non si riaprisse il 20 aprile?

Le ragioni per le quali il comparto Arredo Design sia ancora bloccato e altri no non sono insomma chiare. Non certo perché conta poco. «Il settore Arredo e Design costituisce uno dei 3 settori strategici della produzione Italiana», ricorda Galimberti. «Con le sue 20.000 imprese attive e 130.000 addetti primari, sviluppa 23 MLD di fatturato con un export che supera il 60%. E se consideriamo l’intera filiera Legno-Arredo parleremmo di 75.000 imprese attive con 315.000 addetti per un fatturato di 43 MLD».

Cosa succederebbe se non si aprisse il 20 aprile? «Sarebbe un disastro e in nome di nulla», dice Galimberti. «Perché le nostre fabbriche sono sicure e negli showroom di arredo ci si può andare su appuntamento, non sono luoghi affollati. Non lasciarci aprire – quando in altri paesi che sono entrati in emergenza dopo di noi, come la Spagna, sono già attivi – vuol dire dare un segnale pessimo al mondo. Far pensare che la situazione sia molto peggiore di quanto non sia. Che il paese non abbia un controllo sulla situazione né una strategia per uscirne. Questo è un settore in cui l’Italia ha un primato ma se non saremo in grado di produrre per altro tempo i nostri competitor prenderanno il nostro posto».

Il 20 aprile si avvicina e gli imprenditori dell’Arredo Design chiedono che la loro voce sia ascoltata. E, soprattutto, che gli sia riconosciuta un impegno preso molto sul serio (quello della sicurezza) e messo a sistema.

Foto di copertina: showroom Flexform

 

2 risposte a “Matteo Galimberti, AD di Flexform: «ecco perché oggi avremmo dovuto riaprire»”

  1. Mario Montepietra ha detto:

    Sono d’accordo bisogna riaprire ci sono tutti gli strumenti e le tecnologie per far stare tutti in sicurezza!!

  2. V.- Lo Scalzo . PhD Chimica Industriale, Milano. Nato nel 1932, a Pisino d'Istria, nel ex Regno d'Italia. ha detto:

    L’ora del gioco al tunnel della mobilità e della riapertura non è ancora scoccata? Eppure i morti hanno trovato sepoltura, i vivi sanno essere buoni alunni alla riapertura di saracinesche e portali, RIPARTIRE non solo è un DOVERE ma anche PIACERE e SALUTE! Le nazioni e VECCHI e GIOVANI del RESTO DELL’ITALIA SONO PRONTI a rtrovare il piacere e dovere del LAVORO PER SALONI E CORRIDOI, PER TEATRI E ARENE, PER RESIDENZE E COMUNITA, CASERME E CHIESE, per vivere da responsabili e non da reduci da ospitalizzare! Chi riprenderà sarà applaudito!
    AGORA’ AMBROSIANA lancia un appello alla STAMPA E AI PROTAGONISTI. Le piazze sono deserte, MA LE CAMPANE HANNO ANCORA STRUMENTI PER SUONARE LA CHIAMATA a raccolta di massa contro un VIRUS troppo INFIDO, seppur DEBOLE!

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