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Bestiario Artigiano di Giorgio Biscaro | #1 Il vecchio saggio

create Giorgio Biscaro

Tassonomia (un po’ beffarda) dell’artigiano italiano a uso dei designer. Con consigli comportamentali per muoversi con destrezza nelle botteghe di chi potrà aiutarli a «innovare partendo dal saper fare». Prima puntata.

Oggidì non esiste comunicazione di design che possa degnamente definirsi tale senza contemplare un puntuale riferimento all’artigiano e all’artigianalità.

Senza nulla togliere alle altre regioni d’Italia, il Veneto è particolarmente ricco di artigiani che lavorano instancabilmente per creare la magia che puntualmente si concretizza ogni anno all’appuntamento per eccellenza: il Salone del Mobile e il Fuorisalone.

Sono perlopiù botteghe, garage convertiti, ma anche piccole industrie con ambizione e volontà, che il designer contemporaneo frequenta per la realizzazione di progetti che considera (più o meno a ragione) sperimentali.

Ovviamente non tutti gli artigiani sono sensibili al tema design & progettazione, preferendo un approccio più spontaneo e “hic et nunc” al loro mestiere. Averli dalla propria parte è quindi indispensabile.

Per riuscire nell’intento e regalare al mondo il prossimo progetto che lo cambierà senz’altro in meglio, è quindi indispensabile conoscere le varie specie di artigiano. Confrontarsi con loro è con disinvoltura è infatti la conditio sine qua non per arrivare. 

Forte di un’esperienza decennale, condivido con i colleghi che si affacciano su questo mondo sconosciuto questo piccolo prontuario tassonomico di queste varietà.

# 1 | Il vecchio saggio

Questo tipo di artigiano è il più comune, non fosse altro perché appartiene a una categoria anagrafica fortemente rappresentativa della popolazione italica. È generalmente bonario, ma vi guarda sempre con sospetto, come se si aspettasse un’epifania che voi, magari per rispetto, tardate a rivelare. Nel frattempo vi scruta, dall’alto del suo camice da lavoro in denim stinto per i lavaggi in trielina a cui la moglie lo sottopone quotidianamente, lamentando l’incapacità del marito di condurre l’attività lavorativa in assetto quantomeno sterile.

Il vecchio saggio scruta voi, con quei pantaloni alla turca, la scarpa ginnica ma non troppo atletica e lo spolverino d’ordinanza, chiedendosi perché un architetto non si presenti in giacca e nodo Windsor.

Quando vi parla, le sue mani enormi (duro lavoro, non acromegalia) gingillano sempre un utensile usuratissimo, che manovra come un nunchaku per farvi capire che non avrebbe timore a rivolgere quella maestria contro di voi.

La sua autorevolezza è tanta che in genere non potrete fare altro che annuire alle sue considerazioni per tutto il tempo, e uscire dalla bottega felici e leggeri come dei bambini alle giostre. Salvo poi – esprit de l’escalier – rendervi conto che il vostro problema non solo non è stato risolto, ma nemmeno affrontato.

Quando ritornerete nella sua bottega per venire a capo della cosa troverete un’edicola, il cui occupante vi dirà candidamente che si trova lì dal 1975.

Disegno di copertina: dell’autore

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