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Christo: la generosità in passerella

written by Laura Traldi

Ore di fila e migliaia di persone. Ma per vedere  i Floating Piers, la passerella di Christo sul Lago d’Iseo tutto vale la pena. Perché la generosità è rara e quando si declina in un’opera popolare ma per nulla populista, aperta a letture su più registri, diventa un’esperienza unica. È il bello dell’arte che si nutre della partecipazione del popolo (e che sembra quasi una lezione per la politica…)

CHRISTO

La passerella di Christo a Iseo, foto di Laura Traldi

Un sogno d’amore regalato alla gente. Basterebbero queste parole per descrivere la passerella di Christo sul Lago di Iseo, i Floating Piers. Che affascina non tanto come un’installazione né come un’opera d’arte o come un’affermazione politica (come quelle che Christo era solito fare nei suoi anni di attivismo); ma, semplicemente, in quanto dono, eccezionale gesto di generosità da parte di un uomo che – celeberrimo, ricco e osannato da musei e gallerie di tutto il mondo – a 82 anni non ha più nulla da provare eppure miracolosamente ha ancora così tanto da dare.

La gente, tutto questo, lo capisce. E non è un caso che, quando all’improvviso durante la mia visita la barca che ospita Christo ha cominciato ad avanzare leggera di fianco alla passerella color oro (tre chilometri di pontili a pelo d’acqua formati da 200.000 cubi in polietilene e coperti da 70mila metri quadri di tessuto che collegato Sulzano a Monte Isola) la folla si sia fermata di colpo e si sia girata per applaudirlo. E questo grazie corale era emozionante nella sua spontaneità e autenticità. Già, perché dove si trova una persona che ha voglia di spendere 80 milioni di euro solo per regalare a un popolo – che non è nemmeno il suo – un’esperienza, un’emozione, senza volere niente in cambio? Sarà forse per la rarità di questo evento – un’esperienza unica regalata a tutti, senza distinzioni di classe, portafoglio, cultura o altro – che la folla che si accalca sulle navette e sui treni – unici mezzi di trasporto per arrivare alle passerelle a Sulzano – è in crescita esponenziale. Pensavo che vedere migliaia di persone accalcarsi mi avrebbe dato un “effetto centro commerciale”. Invece non è stato così. E non solo perché Christo stesso lo dice sempre: «la gente è parte integrante dell’opera» e «chi ha fretta non deve venire, l’attesa fa parte dell’esperienza». Ma soprattutto perché era meraviglioso vedere persone così diverse da quelle che solitamente frequentano i vernissage o le mostre passeggiare scalze, assaporare la sensazione del tessuto sotto i piedi, osservare il silenzio o chiacchierare con rispetto (non ho sentito urla, radioline, né schiamazzi). E stupirsi dell’enorme potere che l’arte ha sul mondo: quello di muovere i cuori, di ispirare migliaia e migliaia di persone ad affrontare un viaggio spesso lungo e certamente scomodo (tra il caldo e le code) solo per essere parte di un’esperienza collettiva unica. Tra arte e politica, direi che la prima ha vinto sulla seconda, senza alcun dubbio…

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Foto di Laura Traldi

Considerazioni personali a parte, ecco cosa ho imparato durante questa piacevolissima visita, guidata dal bravissimo Marco Maule di Viaggi di Architettura e organizzata dall’azienda che produce finestre su misura per progetti di architettura d’autore Capoferri, che colgo l’occasione per ringraziare):

Perché Christo ha creato i Floating Piers?

Il progetto è nato in realtà negli anni 70, quando Christo e la moglie Jeanne-Claude – già attivamente impegnati nell'”impacchettamento” di monumenti e oggetti – hanno pensato di applicare la tecnica su un paesaggio d’acqua. Da allora, però, nessuna amministrazione locale si è resa disponibile a ospitare il progetto. In questo senso, l’Italia è stata unica nel favorire l’arrivo dell’artista e l’organizzazione che l’opera ha richiesto. Christo non ha mai desistito nella sua ricerca di un luogo adatto e aperto a ospitare i Floating Piers perché il progetto era amatissimo da Jeanne-Claude, la sua compagna di una vita (nata il suo stesso giorno, leggete della loro storia d’amore qui) mancata nel 2009.

Qual è il significato dell’opera?

In tutto il suo lavoro Christo vuole “svelare occultando”. In questo caso, segnare il paesaggio per svelarlo, creando un’opportunità di vivere un’esperienza diversa, di immergersi nella natura da un punto di vista unico e irripetibile. Camminare sull’acqua poi significa posizionarsi in un confine tra il mondo liquido – che sfioriamo e vediamo solo in superficie – e quello dell’aria e della luce, in cui viviamo. Essere sulla passerella, allora, è come trovarsi al centro di un fragile equilibrio tra il conscio e l’inconscio, tra il presente e l’eternità. Perché se da un lato tutto ciò che esiste in una forma fisica è per sua stessa natura finito e impermanente dall’altro intervento temporaneo su un paesaggio vissuto in prima persona da un gran numero di persone si imprime nella memoria colletiva, diventando in qualche modo eterno. Come progetto, che si rimanda ai posteri, e come esperienza.

Come è stata finanziata l’opera?

Christo ha finanziato i Floating Piers personalmente, come del resto fa sempre, in occasione di ogni suo intervento sul territorio. Il costo totale è stato di 15 milioni di euro (per realizzarlo, Christo ha fondato una srl e dato lavoro a 550 persone, si calcola che il tutto genererà un indotto per il territorio di circa 80 milioni) e non c’è stato alcuna sponsorizzazione. Christo raccoglie fondi vendendo i progetti (i disegni, i rilievi, tutto il lavoro che porta alla realizzazione dell’opera) a collezionisti, gallerie private, musei. L’accesso ai Floating Piers è completamente gratuito.

Perché i Floating Piers rimarranno in situ solo fino al 3 luglio?

Perché Christo crede che solo il carattere nomade di un’operazione del genere possa creare una memoria collettiva che la farà diventare eterna, senza deturpare o cambiare il paesaggio ma inserendosi come una felice parentesi nella sua storia.

 

0 risposte a “Christo: la generosità in passerella”

  1. Marco Maule ha detto:

    Ciao Laura,
    grazie del “bravissimo”, e allora visto che siamo in vena di superlativi, aggiungo che tu sei davvero simpaticissima e carinissima oltre che bravissima (visto il tuo Blog).
    “issimi” a parte, spero di reincontrarti a Milano o altrove (io sono di Vicenza, ti ricordo,… nel caso passassi da queste parti), in ogni caso se mi darai la tua mail, ci possiamo tenere in contatto e se avessi mai voglia di fare viaggi di un certo spessore culturale – consentimi l’espressione, di per sé abbastanza snob, …ahimè lo so – in giro per il mondo, sappi che forse hai trovato la persona giusta. Faccio anche molta arte e archeologia e soprattutto un lavoro, spesso difficile – ma è una “mission” – di mediazione culturale tra le diverse civiltà.
    Un abbraccio.
    Marco

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