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Arte e design: a quanti piacciono insieme?

create Elisa Ajelli
CATEGORIE Speaker's Corner

I matrimoni tra opere d’arte e design si palesano sempre più spesso e danno vita a installazioni, a connubi più o meno riusciti o anche a incursioni le une negli ambiti delle altre, dove i protagonisti si fondono e confondono le loro identità. Mi chiedo spesso quanto siamo aperti ad accogliere queste unioni. E quanto la nostra formazione, o i nostri pregiudizi, ci portino invece a giudicare illegittime queste accoppiate tra due mondi (per fortuna consumate spesso).

Io sono sempre stata a favore di questi matrimoni. Non a caso ho curato qualche tempo fa, in una galleria d’arte di Milano, una mostra dedicata proprio all’esplorazione tra arte e design. Ho messo per esempio pezzi molto distanti nel tempo e nello spazio ma vicini per affinità cromatica o concettuale. Come un multiplo di Lucio Fontana e due poltrone limited edition di Fabio Novembre: l’intesa tra i due era totale. E me lo aspettavo. Perché anche secondo la scienza ufficiale misurare il tempo non ha più così tanto senso (penso alle onde gravitazionali) e mai come nelle unioni simbiotiche tempo e spazio perdono di valore: i due congiunti si fondevano infatti perfettamente in questa installazione.

design art

Tuttavia anche in certi connubi arte-design troviamo soggetti conflittuali, che si prendono e si lasciano.

E in questo casi accade che terzi incomodi hanno la meglio. Penso all’arte e design urbano delle cabine Enel di Milano (progetto artistico Energy Box) e in particolare all’intervento in Piazza della Scala di Frode, street artist affermato a livello internazionale.

Il suo Giuseppe Verde (con la “e” finale) è stato prima osannato e poi, da un terzo ignoto, cancellato con una mano di vernice.

Tutto ciò è accaduto più volte: riappacificamento (ovvero centralina ridipinta dall’artista) con tanto di serenata in piazza con musicisti assoldati per l’occasione. (Leggi qui tutta la storia e la reazione dell’artista) E, di nuovo, il terzo incomodo che ha cancellato con un colpo di pennellessa l’opera d’arte e il nuovo assetto del design urbano. La vicenda ha occupato per giorni le pagine delle testate nazionali come nelle migliori love stories, e ancora se ne parla.

Dulcis in fundo cito Vanni Cuoghi, che ha inventato e disegnato i personaggi in limited edition che troviamo sui coperchi delle conserve D’Amico ispirandosi al Rinascimento. I Due (albarello e opera d’arte) si sono fusi perfettamente, quasi dimenticando di chi è l’opera e di chi il contenitore, come spesso capita nelle unioni che durano.

Insomma: a chi dice che quest’unione tra arte e design non s’ha da fare io rispondo che sono sempre stata per gli amori impossibili e le sperimentazioni. E che faccio e farò sempre il tifo perché di questi matrimoni ce ne siano sempre di più.

(photo credits: courtesy Francesco Vitali)

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