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Anonimi firmati. Le icone del design che non sappiamo di avere intorno a noi (prima puntata)

written by Vittoria Pugliese
CATEGORIE Progetti Design
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Ci sono oggetti così diffusi che appartengono più alla gente che alla storia del design o come riferimenti al designer che li ha progettati. Pochi li chiamerebbero icone del design anche se lo sono: visto che non è tanto la presenza in un museo quando l’uso ordinario a dare senso al progetto. Una storia a puntate alla scoperta degli oggetti anonimi (ma in realtà firmatissimi) che ci accompagnano nel nostro quotidiano.

Quando si pensa alle icone di design è difficile immaginarsi qualcosa di poco roboante. Anche se non si tratta di opere d’arte ma di oggetti pensati per l’uso quotidiano (ricordiamoci che tutto quello che ci circonda – dallo scopino alle prese per la corrente fino ai divani – è stato progettat). Se è “di design” – così va il pensare comune – deve avere qualcosa di speciale.

Eppure non è così. Anzi, il design che dura è quello che coglie il senso del momento ma lo trascende. Progetta gli oggetti perché rimangano tra noi il più a lungo possibile, e nel maggior numero di case possibile. Ed è proprio lì, nell’ordinario, che il design trova veramente senso di esistere.

I prodotti che restano si impongono per quello che sono, senza significati altri se non quelli che gli diamo noi, usandoli. La maggior parte delle persone non direbbe che sono icone del design e chi li ha progettati ne sarebbe orgoglioso. Perché non c’è niente di più bello di un oggetto che grazie alla sua qualità e diffusione diventa proprietà delle persone, più che del design o dei designer.

Contatore Enel Michele De Lucchi (2001)

enel michele de lucchi

Un oggetto inevitabile che abbiamo più o meno tutti in casa. La prima versione è stata progettata nel 2001 e portava le forme pulite e rassicuranti che ne dichiarano la funzione in un oggetto prima poco chiaro e complesso. Nella pratica consiste di due elementi riconoscibili a colpo d’occhio: il display con la componente elettronica nella parte superiore e l’interruttore meccanico, ovvero l’elemento operativamente più importante, nella parte inferiore sottolineato da una bombatura nella scocca. Un prodotto domestico che possiede tutta la dignità per essere posizionato in qualsiasi angolo della casa e che, nonostante la forte valenza simbolica, riesce a mantenere tutte le funzionalità tecniche semplificando l’esperienza dell’utente.

Swiffer | Design Continuum (1999)

swiffer design continuum

Senza dubbio uno dei prodotti per la pulizia della casa più popolari al mondo (e quanto di più lontano dall’universo delle icone del design) lo Swiffer fu lanciato sul mercato globale dalla multinazionale Procter & Gamble nel 1999 cambiando il modo in cui milioni di persone pulivano i pavimenti. L’idea dell’agenzia italo americana Design Continuum era quella di trovare un’alternativa pratica e veloce al tradizionale straccio e arrivava da un’analisi dei bisogni inespressi del consumatore. La soluzione, dopo uno studio approfondito basato sulle abitudini e gli stili di vita delle persone, consisteva in un comune manico di scopa associato a un asciugamano bagnato usa e getta che ha trasformato per sempre quella che una volta era un’esperienza faticosa e impegnativa.

Costanza | Paolo Rizzatto (1986)

Costanza Luceplan

Un vero e proprio must tra le lampade, non solo per il mercato ma soprattutto come oggetto che vive la casa senza mai stancare. Il primo grande successo della prestigiosa azienda d’illuminazione Luceplan, ha più di trent’anni e ancora tutte le carte in regola per arredare i nostri salotti con uno stile attuale e poco rumoroso. Progettata e curata nei minimi dettagli da Paolo Rizzatto, si presenta come reinterpretazione discreta della classica lampada a paralume unendo la sperimentazione alla ricerca tecnologica e l’utilizzo di materiali di alta qualità. Nonostante nel 1986 l’importanza del packaging venisse ancora ignorata, Costanza era tra le prime lampade ad essere pensata per venire smontata e adattarsi a un imballaggio piatto.

Carmencita | Marco Zanuso (1979)

carmencita lavazza

Nonostante fosse stata commissionata a scopo promozionale come omaggio alla famosa pubblicità di Armando Testa, Carmencita è un prodotto ben riuscito entrato a pieno titolo nell’immaginario collettivo tra gli oggetti quotidiani. Disegnata da Marco Zanuso nel 1979 per Lavazza, ha decisamente rimodernato la stessa idea di caffettiera, mantenendone però alcuni tratti tradizionali. Si differenzia a colpo d’occhio dalle altre grazie al manico a 90°, elemento asimmetrico tipico delle cuccume napoletane e per la rigorosa geometria a tronco di cono ripresa direttamente dai personaggi di culto che hanno animato il Carosello dalla metà degli anni sessanta. Una combinazione di fattori tra passato e presente, che le ha permesso di andare oltre la funzione, portando un prodotto di servizio relegato ai fornelli direttamente alla tavola.

Cucciolo | Makio Hasuike (1974)

cucciolo makio hasuike

Lo scovolino per il wc disegnato nel 1974 da Makio Hasuike per Gedy, azienda italiana che produce accessori per il bagno, è anche parte della collezione permanente del MoMa di New York dal 1977. Il suo successo non è solo dovuto all’estetica contemporanea e accattivante ma anche alle numerose innovazioni apportate. Oltre alla monomatericità, la forma composta da due elementi permette infatti bassi costi di produzione. La base inclinata con incavo interno, oltre, fa in modo che l’acqua venga raccolta senza che la spazzola possa cadere. E, infine, l’inclinazione dell’impugnatura facilita pulizia e comodità.

Cibi | Cini Boeri (1973)

cini boeri cibi

Sono in molti quelli che hanno apprezzato, e continuano a farlo i bicchieri Cibi della designer Cini Boeri per Arnolfo di Cambio, azienda toscana specializzata nella produzione di oggetti in cristallo. In tanti anche chi li ha riconosciuti come quelli utilizzati da Harrison Ford nel celebre cult movie Blade Runner. Questi bicchieri di forma squadrata sono caratterizzati da un accartocciamento geometrico che diventa motivo portante della collezione e un affascinante elemento di distinzione. Un mix che unisce l’eleganza alla semplicità e sembra non avvertire il passare degli anni.

Braun BNC004 | Dieter Rams, Dietrich Lubs (1971)

braun alarm clock dieter rams

Definita come la più tradizionale tra le sveglie, senza dubbio vi è capitato di vederla almeno una volta. Forse, a permetterle il riscontro meritato, era l’approccio con cui è stata progettata nel 1971, lo stesso con cui venivano pensati tutti gli altri oggetti della Braun, che seguivano (e continuano a farlo) i famosi “principi del buon design” formulati da Rams negli anni ottanta. Riconoscibilissima grazie alla lancetta dei secondi gialla, in netto contrasto con tutti gli altri elementi che la compongono, neutri sia nelle forme che nei colori, non si riduce a una sveglia da viaggio qualsiasi ma diventa un’icona di tutti i giorni.

Interruttore Rompitratta | Achille & Piergiacomo Castiglioni (A & PGCastiglioni, 1968)

achille castiglioni

Il pezzo di cui Achille Castiglioni andava più fiero era un prodotto di basso profilo. L’interruttore rompitratta, disegnato nel 1968 con il fratello Piergiacomo e prodotto da Vlm, azienda specializzata nel settore dei componenti elettrici per l’illuminazione, gli aveva permesso di entrare nelle case di tutti. È stato prodotto in grandi numeri e acquistato grazie alle sue qualità funzionali, non di certo perché riconosciuto dalle persone, né tanto meno dai rivenditori, come design d’autore. Ancora a catalogo, sotto i codici 450 o 452/2 lo si può trovare già montato su numerosi apparecchi elettrici oppure, come ricambio nei negozi che vendono articoli per il bricolage fai da te. Oggi, il clic dell’azionamento entra umilmente a far parte dell’immaginario collettivo.

Cubo | Bruno Munari (1957)

cubo munari

Se diciamo posacenere viene subito in mente un piattino con dei mozziconi a vista ma non è quello il caso del posacenere da tavolo progettato da Bruno Munari nel 1957. Un essenziale cubo in melammina al cui interno viene incastrato un lamierino ripiegato su se stesso con la funzione di contenere e nascondere, al contrario del pensiero comune, i mozziconi agli occhi e al naso delle persone. Proprio questa anomalia tipologica, anche detta innovazione, aveva portato all’incomprensione e iniziale disinteresse da parte delle aziende. Quando tre anni dopo dalla sua progettazione Danese decise di mettere Cubo a catalogo, questo divenne un grande successo e anche un grande classico contemporaneo.

Lama | Gio Ponti (1956)

lama gio ponti

Impegnato nella progettazione del grattacelo Pirelli, nel 1956 Gio Ponti disegna per Olivari, storica azienda italiana produttrice di maniglie, anche un oggetto di uso quotidiano: Lama. Una maniglia destinata a diventate un icona di stile che ancora oggi trova il diritto di esistere nelle nostre abitazioni. Lama nasceva da una scelta progettuale ben precisa e da una forte affermazione secondo cui dovesse essere la mano ad adattarsi “naturalmente” alla forma della maniglia e non viceversa. Una presa di posizione coraggiosa che nonostante tutto è riuscita a conciliare la praticità a una forma senza tempo.

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