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Pensieri su Interni Design Journal (e cosa c’entra con questo blog)

written by Laura Traldi
CATEGORIE Opinioni

Voglio dedicare, prima del rientro al lavoro della maggior parte di noi, qualche pensiero a un progetto che mi ha tenuta occupata da metà aprile. Da quando, cioè, mi è stato chiesto di pensare a un format digitale per accompagnare il numero di giugno di INTERNI, con cui collaboravo tanti anni fa prima di entrare a D di Repubblica e con cui ho ripreso a lavorare dall’anno scorso, quando me ne sono andata dal giornale.

Il format, che probabilmente molti di voi conoscete, è l’INTERNI DESIGN JOURNAL, che è stato pubblicato per tutto il mese di giugno come un quotidiano e che, da luglio, ha una veste settimanale, che riprenderà le pubblicazioni il 31 agosto.

Perché parlare di Interni Design Journal ora

Il motivo per cui ne voglio parlare non è auto-celebrativo, né promozionale nei confronti della pubblicazione o di tutto il grandissimo e appassionato lavoro delle persone che hanno contribuito a farla andare avanti (che qui pubblicamente ringrazio) Ma mi pare importante fare il punto, prima della ripartita, sul senso di questo giornale.

Perché anche se Interni Design Journal ha chiaramente e ovviamente obiettivi commerciali – come tutti – è tuttavia nato seguendo una logica che è quanto più distante ci possa essere da quella di un giornale acchiappa-click. Chi ha accettato e promosso il progetto all’interno di Mondadori ha infatti avuto il coraggio di scommettere su un approccio incentrato sulla rivista come luogo di riflessione allargato su cui innestare contenuti legati alla produzione (che, proprio grazie al contesto in cui vengono inseriti, hanno la possibilità di essere percepiti come elementi di un discorso più ampio e significativo).

Interni Design Journal e DesignAtLarge

Interni Design Journal è infatti nato come un luogo di riflessione su cosa è il design e, in questo senso, come una sorta di prolungamento di DesignAtLarge (che, per mancanza oggettiva di tempo ho infatti un pochino tralasciato ultimamente e per questo mi scuso).

DesignAtLarge, infatti, è nato e cresciuto come un progetto personale e poi collettivo che raccoglie opinioni più che notizie, sguardi trasversali più che informazioni di settore e, soprattutto, pensieri non allineati (non per il desiderio di andare contro a tutti i costi ma per dare voce all’alternativa).

DesignAtLarge è da sempre un luogo in cui il design è sinonimo di progetto di vita, strumento per costruire relazioni, trovare soluzioni e inventare problematiche su cui scontrarsi e, quando va bene, inventare il nuovo. Non ho mai concepito il progetto come decorazione, abbellimento o pura estetica anche se la bellezza ha un ruolo fondamentale nella nostra vita e avere accesso alle cose belle – cioè fatte bene, con coscienza e generosità – dovrebbe essere un diritto di tutti. Ecco perché sposare il design con tutto quello che ci sta intorno mi è sempre venuto naturale.

Si progetta un tavolo o una sedia, certamente (e confesso, adoro parlare degli oggetti, di come nascono e come sono fatti). Ma si progetta anche le soprattutto l’esistenza: una vita più piena, semplice ma significativa, un rapporto d’amore o di amicizia capace di resistere agli scossoni e al tempo, una città generosa e accogliente in cui si possa essere diversi ma uguali e uniti in una comunità.

Tutti vedono che c’è design in quello che ci sta intorno, dalle strade alle automobili, dai vestiti alle scarpe. Ma, anche se è meno evidente, ci potrebbe e dovrebbe esserci design anche nei nostri modi di interagire con gli altri (se c’è una cosa che davvero la pandemia dovrebbe averci insegnato è proprio questa!)

Tutto è progetto

Interni Design Journal è nato con questa idea in testa: dimostrare che ogni settore della vita ha bisogno di progetto. Che (e qui cito il bellissimo progetto editoriale Inventario, Tutto è Progetto).

Cosa c’entra il design con tematiche come il Detox, il Lavoro, l’Immaginazione, la Scuola, la Salute, la Noia, le Mutazioni? E con la Seduzione, l’Amore, la Nostalgia? C’è spazio per progettare tutto questo, che poi è il sale e il pepe della vita, quello che ci tiene svegli la notte, per preoccupazione o eccitazione, per paura o desiderio. Insomma, quello che ci rende esseri umani?

La risposta per me è ovviamente sì. Che tutto questo ha molto a che vedere con il design e il Journal è nato per dimostrarlo.

Partendo da questo scopo in testa era chiaro che Interni Design Journal non avrebbe potuto essere altro che una rivista tematica. E, come tale, pubblicata a cadenze precise. Senze seguire le notizie – per questo ci sono già innumerevoli e bellissime pubblicazioni – ma valorizzando solo ed esclusivamente gli approfondimenti.

Quindi Opinioni – di personaggi informati sul tema, ma non necessariamente del settore – e Storie – cioè inchieste giornalistiche, non racconti di progetti singoli glorificati (come spesso si fa sulle riviste di design) ma pensieri analitici scaturiti dall’osservazione di più fenomeni e raccontati con un linguaggio da grande pubblico. E interviste video, ora sempre più autoprodotte, a cui se ne aggiungerà qualcuna scritta (un format che ho preferito evitare sul nascere del giornale per svariate ragioni ma che ora richieste il suo spazio).

Editoria d’azione e non di reazione

Sul web, si sa, la tempistica nell’inseguire la notizia è tutto.

Rifiutando questa logica di reazione in favore di una di azione (andare avanti perseguendo la propria visione, cosa che funziona anche per il buon design, come dirà Michael Anastassiades nella prima intervista che pubblicheremo sul Journal il 31 agosto), Interni Design Journal si colloca quindi nel mondo online ma in qualche modo fuori da esso. Seguendo i principi che sono stati quelli dei giornali di carta: cadenza di pubblicazione, tematiche aggregative, rubriche fisse, analisi più che snapshot brevi.

I lettori, finora, ci hanno premiati. E le aziende del settore hanno creduto e scommesso in modo concreto in questo approccio. Per questo è bello ringraziarli, pubblicamente. Sono stati coraggiosi perché quando si fa qualcosa di diverso il rischio c’è. Dal 28 settembre al 10 ottobre, poi, in occasione della Interni Designer’s Week e di Milano Design City, Interni Design Journal tornerà a essere un quotidiano e avrà un format speciale, di supporto alle conferenze e talk che la redazione di Interni sta organizzando in occasione di questa kermesse, alla sua prima edizione.

Personalmente, Interni Design Journal è stato (e continuerà a essere finché esisterà – come tutti sappiamo pochissime cose resistono al tempo nell’editoria) un grande sogno realizzato. Cioè quello di dare spazio, valore e spessore a una disciplina – il design – che amo da sempre e che davvero può cambiare la qualità della vita (ora, se siete riusciti a seguirmi fin qui, avete capito che questa parola va ntesa come Vita).

Il proseguimento naturale di DesignAtLarge, quindi, che continuerà a esistere – seppur con cadenze di pubblicazione meno frequenti alle 3 settimanali a cui ho abituato i miei lettori fino allo scorso maggio –  grazie all’apporto delle persone che, da un anno a questa parte, generosamente mi hanno aiutata a farlo vivere.

Buon rientro a tutti. Il viaggio continua.

 

 

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