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Come è nata Parentesi, la lampada di Achille Castiglioni e Pio Manzù per Flos

written by Laura Traldi
CATEGORIE Progetti Design

Per celebrare il 50simo compleanno di Parentesi, l’iconica lampada che scorre su un filo (design Achille Castiglioni e Pio Manzù), Flos mi ha chiesto di ritracciarne le storia parlando con Giovanna Castiglioni e Giacomo Manzoni, rispettivamente figli dei due maestri e curatori delle Fondazioni a loro dedicate.

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Ne è uscito un racconto che non mi aspettavo: che parte da un’intuizione, si nutre di curiosità e si concretizza in un progetto fatto di dialoghi impossibili e rispettosi rimandi (linguistici ma anche molto, molto concreti). Eccolo…

Questo articolo è stato pubblicato, in lingua inglese, su Flos Stories, edizione settembre 2021

Uno schizzo a matita. Due designer che hanno firmato insieme un capolavoro del design, ma non si sono mai incontrati. Un best seller che ha 50 anni, rivisitato utilizzando i colori che loro amavano. La storia di Parentesi è speciale e fatta di ingegno, un pizzico di magia e soprattutto tanto rispetto.

Il buon design crea relazioni – tra persone, oggetti, tecnologie. Ma quando consente connessioni impossibili, sa di incantesimo.

È proprio la parola magia che viene in mente pensando alla storia di Parentesi, la lampada di Pio Manzù e Achille Castiglioni, prodotta da Flos dal 1971 e ora proposta per il suo 50° anniversario in Turquoise e Signal Orange (due colori scelti, come vedremo, non a caso).

La storia di Parentesi è quella  di un dialogo mai avvenuto, un racconto di ingegno alimentato dalla passione per la normalità del quotidiano e un esempio del rispetto che chi crea dovrebbe sempre avere per la creatività degli altri.

flos parentesi disegno originale

L’evoluzione di Parentesi nel disegno originale di Achille Castiglioni (dal concept di Pio Manzù)

Dal concept originale di Manzù all’interpretazione di Castiglioni

La storia di Parentesi inizia con la morte prematura, nel 1969, del giovane designer Pio Manzù. Un talento unico, Manzù fu l’inventore del primo veicolo monovolume e autore di icone immortali come la FIAT 126 e la 127. Castiglioni conosceva il suo lavoro, ma i due non si incontrarono mai.

Fu la vedova a presentare a Castiglioni i suoi disegni e uno attirò la sua attenzione. Era una latta cilindrica scanalata e luminescente appoggiata su un’asta di collegamento tra soffitto e pavimento: grazie a una vite, poteva fare mezzo giro, salire, scendere e fermarsi. L’idea embrionale di Parentesi (vedi foto sopra).

C’era molto di Manzù in quel disegno, ricorda Giacomo Manzoni, figlio del maestro e curatore della sua Fondazione: “la sua ossessione per la semplicità, la riduzione dei costi, gli oggetti di uso quotidiano”.

“Il bozzetto aveva tutti gli elementi per far innamorare Castiglioni: flessibilità, ready-made, leggerezza”, aggiunge la figlia Giovanna Castiglioni, curatrice della Fondazione Achille Castiglioni.

Il disegno mostra soprattutto il potenziale di movimento: Castiglioni vuole liberarlo, lavorando a stretto contatto con i tecnici di Flos. Sostituisce l’asta con un filo metallico che, deviato da un tubo, provoca attrito: così la lampada rimane in posizione senza bisogno di una vite. La cima rimane in tensione tra un tenditore da barca e un peso di 5 kg.

La confezione originale

Parentesi è leggera, economica e dinamica. Flessibile e contemporanea, ma anche senza tempo perché attinge all’immaginario collettivo: la sorgente luminosa è una semplice lampadina che ruota di 360 gradi. Ma Parentesi è nata soprattutto uno strumento di co-design. “L’idea era: lo compri, lo monti“, spiega Giovanna. Parentesi arrivava infatti in una confezione “nuda”, due gusci di plastica realizzati in un unico stampo, con istruzioni per l’assemblaggio.

parentesi packaging flos

Il remake del packaging originale disegnato da Achille Castiglioni per Parentesi (ispirato alle metodologie espositive degli esplosi di Pio Manzù)

“Nel 1965 mio padre ha utilizzato la stessa tecnica di stampaggio per realizzare una custodia promozionale per la FIAT”, dice Giacomo. “La trasparenza della confezione, che dà dignità ai singoli elementi, rimanda al modo in cui Manzù esponeva le parti meccaniche delle auto alle fiere: a parete, come opere d’arte”.

Castiglioni sapeva quanto della poetica progettuali di Manzù c’era nella sua interpretazione del progetto? “Impossibile dirlo”, dice Giovanna. Ma Castiglioni scelse di condividere la paternità di Parentesi con il suo defunto collega, onorando il valore della sua intuizione tanto quanto la capacità progettuale e tecnica che l’hanno trasformata in un prodotto finito. “Un gesto nobile che insegna il rispetto delle idee in un mondo in cui spesso mancano”, afferma Giacomo Manzù.

Il rispetto filologico delle riedizioni

Il rispetto si riflette anche nella scelta, fatta dai design curator di Flos Calvi Brambilla, di attingere all’immaginario di entrambi i creatori di Parentesi per la nuova edizione che festeggia i suoi 50 anni.

I due hanno scelto Turquoise e Signal Orange seguendo un approccio filologico. “Il primo era caro a Castiglioni, che lo aveva utilizzato per gli interni della propria casa. Il secondo era il colore che Manzù usava per i suoi prototipi”, spiegano gli architetti. “Li abbiamo applicati sul tubo ma anche alla base, poiché nel disegno originale era anch’essa colorata. Anche la confezione degli anni ’70 è stata reingegnerizzata e reintrodotta, insieme al libretto tondo, posizionato sotto la base della lampada”.

Più che un’operazione nostalgica, questa reinterpretazione di Parentesi è quindi un altro tassello del dialogo tra maestri del design: una conversazione che dura da 50 anni.

 

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