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Alberto Cavalli, Fondazione Cologni: i mestieri dell’arte e il lusso made in Italy

written by Laura Traldi
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«Moda e design si nutrono della stessa passione: quella del saper creare e del saper fare». Sono nella sede della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte con Alberto Cavalli, direttore di questa istituzione che da vent’anni promuove l’alto artigianato. La cornice è meravigliosa: siamo in uno splendido appartamento d’epoca in cui ogni cosa è testimonial un lusso vero, silenzioso e senza tempo: quello fatto di una bellezza sottile che si insinua nel quotidiano rendendo ogni momento un attimo da ricordare.

«La plissettatura di un tessuto. La doratura di un gioiello. La precisione di una giuntura nel legno, di un taglio al laser, di un oggetto stampato in 3D: finché c’è spazio per una bellezza fatta bene e fatta a mano, l’Italia ha un futuro», dice Cavalli. «Questo futuro, però, va sostenuto».

È proprio quello che fa la Fondazione, voluta da Franco Cologni, l’uomo del lusso, già Presidente di Cartier e amministratore esecutivo della Compagnie Financière Richemont e iniziatore della Creative Academy che ogni anno forma 20 designer specializzati nel settore del lusso.

«La Fondazione promuove e protegge la cultura del mestiere d’arte», dice Cavalli. Al momento, è attiva per esempio la campagna «100 tirocini per 100 giovani maestri d’arte», una raccolta fondi che permetterà di «mandare a bottega» tra i 20 e i 50 ragazzi. Lo scopo della Fondazione è rendere ogni cliente di un prodotto di lusso consapevole dello studio, impegno, cura, storia e cultura che ci sono dietro ogni oggetto fatto da un grande maestro. E dare ai giovani la possibilità di conoscere queste professioni che spesso soffrono di una carenza di vocazioni perché sono scarsamente visibili e seducenti perché ancora coperte da una patina opaca sulla comunicazione. Da qui la grande attività di comunicazione della Fondazione – che pubblica libri, riviste, progetti. E che ha sempre cercato una collaborazione molto stretta tra il mestiere d’arte e il mondo del lusso e del design.

slide2-1Cos’è un mestiere d’arte?

«Una professione che si colloca al confine tra arte e artigianato e che coniuga manualità e progettualità in una sintesi creativa che ha per fine, sempre, l’eccellenza. I maestri d’arte creano piccole serie la cui qualità, preziosità e unicità collocano su un piano diverso rispetto all’artigianato, e anche rispetto all’opera d’arte, per sua natura unica e slegata da una funzionalità pratica».

Perché è così importante che i giovani riscoprano i mestieri d’arte?

«Le creazioni dei maestri d’arte sono un’espressione del territorio, della cultura e dell’anima italiane: i mestieri d’arte preservano, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie, l’abilità del gesto manuale e, conciliando estetica e funzionalità, trasformano l’oggetto del quotidiano in opera d’arte applicata. Tutto questo ha un’importanza fondamentale per l’economia italiana poiché finché si coltiva la capacità della mano di aggiungere valore (la manovalenza piuttosto che la manovalanza) il nostro paese può concentrarsi su una produzione di lusso in cui è ancora competitiva. Ma dobbiamo aprire le porte alle nuove generazioni. Non solo perché senza di loro numericamente tra qualche anno non ci saranno più professionisti di questo genere. Ma anche perché per continuare nell’eccellenza è necessario stare al passo con le nuove tecnologie».

Perché allora Franco Cologni ha fondato una Creative Academy, cioè una scuola che forma designer, e non maestri d’arte?

«Per la particolarità di quanto di meglio si produce in Italia e in Francia il dialogo tra l’artigiano e il designer è fondamentale. Se manca, decade la specificità del prodotto italiano. I designer che si formano alla Creative Academy crescono in osmosi con i mestieri d’arte, fanno giornate in bottega, seguono seminari dedicati. I veri, grandi designer sanno che l’artigiano non è un operaio che esegue ma è l’interprete del loro progetto. E conoscere le frontiere del possibile nel campo dei mestieri d’arte può aprire innumerevoli porte alla creatività del progettista».

eccellenze in digitale tour

Si pensa spesso all’artigianato in termini folkloristici. Ma oggi è anche una professione high tech…

«Verissimo. I mestieri d’arte, oggi, non possono fare a meno delle tecnologie. Ovviamente il 3D o la realtà virtuale, anche se aiutano il talento, non lo sostituiscono. Ma la rete e le tecniche di produzione digitali sono assolutamente indispensabili. L’applicazione più immediata è nella comunicazione: basta pensare agli svariati esempi illuminati di giovani imprenditori che digitalizzano le esperienze artigianali per promuoverle, come Segno Italiano o MadeinEurope di Madina Benvenuti».

Chi può diventare maestro d’arte e come?

«Anche se c’è una carenza di vocazioni, il talento è una caratteristica irrinunciabile. Non tutti, quindi, possono diventare maestri d’arte. In Italia ci sono tantissime scuole dedicate: sul nostro sito scuolemestieridarte.it ne abbiamo raccolte più di 100. Da qui, l’aspirante maestro d’arte può partire per orientarsi. Come Fondazione lavoriamo poi con 17 scuole tra le migliori d’Italia: abbiamo pubblicato un profilo di ognuno di questi istituti (e le regole per accedervi) sul nostro libro La Regola del Talento (ed. Marsilio). Scegliere quale scuola frequentare non è facile anche perché si tratta spesso di realtà che insegnano a livelli molto diversi: ci sono quelle che assolvono il ruolo di scuola dell’obbligo, scuole regionali, enti di formazioni, corsi post-laurea. Le 17 che abbiamo selezionato, però, sono la crème de la crème e attirano studenti da tutto il mondo. Si entra, il più delle volte, su presentazione di un portfolio».

Le scuole per diventare maestro d’arte sono a pagamento?

«Alcune sì. Altre nascono dalla lungimiranza di privati, come la Scuola di Sartoria Nazareno Fonticoli di Brioni, quella di Alta Pelletteria di Scandicci (nata sul forte impulso di Gucci, Prada e Céline). L’anno prossimo Prada aprirà la sua Accademia in Valdarno per formare giovani artigiani con competenze nel manifatturiero di lusso, dalla pelletteria, alla calzatura, all’abbigliamento: ne accoglierà circa 60 ogni anno). Ci sono poi le borse di studio. Come Fondazione, per esempio, noi premiamo il talento e in 5 anni abbiamo finanziato 6 mesi di tirocinio per i giovani diplomati delle 17 scuole che abbiamo identificato. Nell’ultimo anno accademico abbiamo messo a bottega 25 ragazzi. Nel 2014-2015 puntiamo sui 30 e i 50, a seconda delle donazioni».

Come mai i marchi della moda aprono le loro scuole visto che ce ne sono già così tante?

«Alla base del successo della moda italiana c’è la creatività dei nostri stilisti ma soprattutto la capacità del fare degli artigiani. Molte aziende di moda fanno fatica a trovare figure artigianali – ricamatori, modellisti, sarti – evidentemente perché la qualità che richiedono è più alta rispetto a quella fornita. E per questo alcuni – come Kiton a Napoli, Brioni a Penna in Abruzzo, Brunello Cucinelli a Solomeo in Umbria, e ora anche Prada – aprono la loro scuola. Dovremmo ascoltare le aziende…

Dove si lavora, una volta appreso il mestiere?

«Dipende dal proprio spirito imprenditoriale. Si può essere attivi in bottega, atelier o in azienda. In bottega, chi crea realizza anche il manufatto e lo vende. In atelier si lavora invece in subfornitura (come il ricamatore nell’alta moda). Mentre molte imprese del lusso hanno al loro interno delle vere e proprie botteghe: penso alle falegnamerie di alcuni marchi di design della Brianza o ai grandi del fashion».

In che modo i media contribuito a mettere in evidenza il creatore a discapito del maestro d’arte e del binomio creativo tra loro che caratterizza il lusso italiano?

«Non sono stati soltanto i media ma tutta la comunicazione che era molto più basata sulla sensualità, sul culto della persona. Dopo la crisi, però, tante aziende hanno riscoperto le loro radici e l’artigianato è di moda. Ormai non si parla d’altro, basta vedere le campagne di Gucci, Kiton, Dolce&Gabbana con i ragazzi negli atelier del sarto… È solo marketing? Spero di no. E credo che qualcosa sia davvero cambiato. Credo che sia chiaro a tutti che sulla sopravvivenza e lo sviluppo in senso high tech del mestiere d’arte si costruisce il futuro del lusso made in Italy».

Quando un ragazzo o un bambino scopre di avere un desiderio? Qual è l’età giusta per orientarsi verso un mestiere d’arte?

«Di solito quando un ragazzino ha talento è lui stesso a volerlo esprimere. La manualità è evidente anche dalle piccole cose. Esistono poi realtà che aiutano ad avvicinarsi alle varie professioni: c’è la Fabbrica del Talento all’Università Cattolica di Milano, c’è l’Associazione Scuola Stoppani che trasforma i bambini in “assistenti per un giorno” di professionisti, ci sono le Giornate dei Mestieri d’Arte…. Lo scoglio più grosso per orientare un giovane verso questo tipo di professione sono però i genitori. C’è ancora chi, davanti a un figlio che vuole fare il pasticcere o il sarto inorridisce. Invece i mestieri d’arte non solo sono prestigiosissimi – i sarti di Brioni conoscono di persona capi di stato e personalità di altissimo livello – ma anche molto creativi e ben remunerati».

0 risposte a “Alberto Cavalli, Fondazione Cologni: i mestieri dell’arte e il lusso made in Italy”

  1. […] quello che fa la Fondazione, voluta da Franco Cologni, l’uomo del lusso, già Presidente di Cartier e amministratore esecutivo della Compagnie Financière Richemont e iniziatore della Creative […]

  2. alessandro lunardi ha detto:

    sono completamente in accordo con il fatto che debbano esistere le scuole d’arte, e a maggior ragione i maestri d’arte. Di questo dovrebbe sensibilizzarsi maggiormente chi è preposto al coordino o quantomeno, chi ha il compito di divulgare quella che a tutti gli effetti è la nostra cultura, una cultura fatta dal bello delle cose che produciamo e che sono state prodotte, dall’ingegno che ci contraddistingue, come popolo, molto meno per il non attaccamento che noi riserviamo alle nostre opere d’arte. io personalmente, sono un tappezziere in stoffa di Genova, mi chiamo Alessandro Lunardi, ho avuto la fortuna di lavorare alle dipendenze di un vero artigiano, mio padre, una persona che ha fatto della ricerca della perfezione lavorativa, la ragione di vita, quindi mi ripeto con molta fatica e impegno, ma ho imparato, anche se mettere il punto alla parola imparare non penso sia possibile, ma del mio bagaglio personale di lavoro, di esperienze, di aspettative, di voglia di fare e creare, che cosa ne farò, a chi la lascerò questa valigia di esperienze se non mi viene data l’opportiunità di divulgarla? a questo si dovrebbe pensare,ma non solo perchè è una mia richiesta, ma perchè dovrebbe essere la richiesta, il dire dove va a finire tutto, di chi è preposto a salvaguarduarla.
    grazie
    Alessandro Lunardi

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