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Lockdown e aziende del design. Il segreto è usare bene la rete

written by Elisa Massoni

Aspettiamoci una rivoluzione. Nelle relazioni, nelle case, nei modi di vivere. E soprattutto nel modo di produrre e vendere. Le aziende di design in lockdown ascoltano molto per tessere relazioni solide, con i clienti e i competitor. E costruiscono una nuova cultura digitale. Al centro della quale ci sono le persone. In conversazione con Filippo Berto e Daniele Lago.

Ci vorrebbe un balzo evolutivo per far rinascere le aziende del design italiano in questo momento. Un cambiamento di prospettiva e di strumenti che va ben oltre il remote working e i cataloghi on line e le vendite a distanza. Perché è evidente che, nel mare magnum della rete, vince chi ha una storia da raccontare. Una fede nel progettare e nel fare che trascende le risorse economiche e le dimensioni produttive. E chi è capace di fare rete, di guardarsi intorno senza aver paura di diffondere saperi o chiedere aiuto.

Lo dice bene lo studio Nassim Nicholas Taleb, in Antifragile – uno dei volumi della sua opera sull’incertezza Incerto. «L’antifragilità possiede la singolare caratteristica i consentirci di affrontare l’ignoto, di fare le cose senza comprenderle e di farle bene». Antifragile è la caratteristica di ciò che migliora, non di ciò che è resiliente. In sostanza: è la mente che fa invece di pensare.

Chi è andato oltre il modello tradizionale, è già altrove.

Non è qualcosa che si improvvisa. Infatti, chi è andato oltre il modello tradizionale è già altrove. In uno spazio che adesso consente di riflettere, fare programmi e di pensare al futuro.

Filippo Berto

«Ho venduto il primo divano online 18 anni fa» racconta Filippo Berto, di BertO. «Ero davvero giovane, ma mi era chiaro che internet era l’unica possibilità per la mia azienda di famiglia». La parabola del giovane imprenditore che voleva raccontare al resto del mondo cos’è il mobile in Brianza, è cominciata così. Fra le prese in giro e lo scetticismo. Ma l’azienda oggi è sana, solida nonostante il momento di grande incertezza. Merito solo della rete? «La rete ci consente di entrare in un contatto diretto con i nostri clienti. Di ascoltare, anche adesso, i loro desideri, i loro sogni». Quindi la paura più grande di una generazione di nativi analogici non è reale. Internet non ci aliena, anzi, ci avvicina, soprattutto ora.

La rete per costruire il contatto con la realtà

«La rete ci aggancia alla realtà delle persone» aggiunge Daniele Lago. L’azienda che porta il suo nome è da sempre attivissima online e sui social. «Abbiamo 12mila visite al giorno sul sito. 300mila interazioni su Facebook in una settimana. E il nostro primo webinar sulle cucine, la settiana scorsa, ha registrato un centinaio di adesioni in poche ore».

Daniele Lago e i fratelli

Sono cifre da media company, non da aziende di design. Prima del lockdown avevano un senso diverso, meno forte. Oggi, queste cifre sono il segno della salute di un’azienda. Ma è una cultura imprenditoriale costruita in più di un decennio di lavoro serrato e di fiducia cieca nelle relazioni e nel client journey, virtuale e non. I tanti contatti di questi giorni sono una spinta a migliorare e a capire meglio le persone. “Coccolare”: è questo il termine che usa Daniele Lago.

Serietà, attenzione e cura: l’autorevolezza in rete si costruisce con valori analogici

L’autorevolezza, negli spazi immateriali, si costruisce sulla fiducia e sulla soddisfazione delle aspettative. “Quello che conta è il cliente” spiega Filippo Berto. Un modo leggermente diverso per dire che quel che conta è l’essere umano. Il contatto on line ci ha permesso di crescere senza grandi economie, facendo a meno del Salone del Mobile e di grandi investimenti in comunicazione”. Una pratica all’apparenza semplice, che però chiede lavoro e quel famoso engagement che è la cifra di ogni remote company di successo. Senza fattore umano, non si va da nessuna parte. E siccome siamo essere viventi adattabili, troveremo nuove nicchie evolutive.

I contenuti, il racconto, la storia. È questo che conta

«La catena valoriale, nei sistemi tradizionali vacilla, non arriva alle persone», continua Filippo Berto. «Io ho investito energie nel comunicare la mia realtà, personale e territoriale». E nel raccontare la cultura produttiva in cui è immerso. «La nostra pipe line è solida, forte, ci stiamo lavorano da anni», conferma Daniele Lago. «Eravamo pronti e adesso, senza fare della facile retorica, abbiamo lo spazio per guardarci intorno e capire cosa serve».  Un punto di vista privilegiato, in effetti. Che non tutti sembrano avere. «Le aziende devono recuperare velocemente competenze, fare in pochi mesi quello che noi abbiamo fatto in anni», conclude Lago.

Italiani brava gente. Soprattutto quando si deve ricostruire

Ancora una volta sembra vincere l’idea, ormai teorizzata da osservatori ed economisti che sarà la piccola/ media impresa a salvarci dal collasso economico. «E anche la capacità di noi italiani di districarci dal caos, di dare il meglio nell’emergenza e nella povertà di mezzi e di prospettive», aggiunge Daniele Lago. E la rete fisica, quella fatta di persone, di conversazioni, di collaborazione? «Siamo circondati da persone da cui possiamo imparare. E a cui possiamo insegnare», precisa Daniele Lago. La rete fra imprese sembra un altro punto di forza, una struttura autonoma e vivace sganciata dai canali tradizionali anche secondo Filippo Berto. «Parlo molto con gli altri imprenditori, sarà anche merito di quell’operosità tipica dei distretti italiani. Siamo solidali e penso che il passaggio di esperienze e competenze è una delle risorse più forti in questo momento».

berto salotti

Il retail si adeguerà. Ma ci vuole competenza digitale

Ricominciare significherà anche capire quali saranno i cambiamenti. Serve una grande presa sulla realtà per leggere i segnali di un inevitabile rivoluzione di funzioni nella distribuzione e nella vendita, ad esempio. Conferma Berto: «Sto immaginando la riapertura dei punti vendita in modo che siano luoghi sicuri per tutti. Gli scenari saranno diversi ed è un’occasione per riprogettare i canali tradizionali. Non spariranno i negozi, ma saranno diversi da come li conosciamo». La cultura digitale è la risposta anche per i retailer, per i quali sarà indispensabile pensare a un’interazione con i clienti fatta di cura e reazioni intelligenti ai nuovi bisogni.

La casa cambierà, ancora una volta

Anche i prodotti cambieranno, secondo Daniele Lago. Le case, dopo il periodo di lockdown e la prova generale di smart working, probabilmente saranno ancora di più spazi ibridi. La stratificazione delle funzioni non può che coincidere con la proposta di strutture simili alle conversation room degli uffici. O di sistemi di arredo che facilitino la convivenza e lo  scandire dei diversi momenti: quello professionale, quello privato, quello conviviale. Aspettiamoci una vera rivoluzione quindi. Joe Colombo e Munari hanno già mostrato la strada tanti anni fa, quando hanno reinventato la casa con molto coraggio progettuale. Esperimenti audaci, a volte delle vere e proprie boutade funzionali travestite da futuro e da visioni un po’ fantascientifiche. Esattamente quello che serve adesso.

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