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Giuseppe Maggiolini, ebanista. Una mostra a Parabiago

written by Laura Traldi
CATEGORIE Progetti Mostre

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A duecento anni dalla morte del grande maestro ebanista del Settecento Giuseppe Maggiolini, la cittadina di Parabiago, in provincia di Milano, celebra la sua opera  con una mostra (aperta dal 20 settembre al 9 novembre) a Palazzo Maggi Corvini e alla Fondazione Museo Carla Musazzi.

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I mobili di Maggiolini sono stati i primi a portare la Lombardia sulla mappa internazionale dell’arredamento europeo. A lui, infatti, figlio di un guardiaboschi e innamorato del legno fin da piccolissimo, si rivolgevano le corti di tutta Europa per avere comodini, cofanetti e scatole (i suoi prodotti più famosi) ma anche consolle, mobili giorno o pavimentazioni. Il suo successo è arrivato poco a poco, a suon di commissioni. Prima, nel 1765, quella di un cassettone per la Villa Litta di Lainate, poi le decorazoni della sala allestita in occasione delle nozze dell’Arciduca Ferdinando d’Austria con Maria Beatrice d’Este. Questa intruzione nella corte degli Asburgo portò Maggiolini ad altre eccellenti commissioni come quella dei pavimenti del Palazzo di Corte di Milano (insieme al Piermarini) e poi a quelle della Villa Reale di Monza (di cui progettò e realizzò anche decorazioni e mobili).

Trovo gli arredi di Maggiolini affascinanti. Il modo in cui associava diversi tipi di legno, per esempio, è incredibile: ogni nuance del disegno è infatti realizzata cambiando la materia prima, seguendo un processo di decorazione certosino che deve aver richiesto un numero elevatissimo di ore lavoro e una manualità sopraffina. Pare che il Maggiolini amasse così tanto la decorazione da rinunciare alla progettazione di arredi privi di superfici ampie (niente sedie, quindi). Leggendo su di lui, ho scoperto che usava fino a 86 specie diverse di legno. Mogano ed ebano importati dall’America, acero, agrifoglio, univo, bosso e biancospino provenienti da Como e Lecco.

Al di là dei decori, però, trovo che i mobili di questo grande ebanista siano splendidi anche per quanto riguarda la forma. Malgrado in Lombardia, all’epoca, fosse ancora molto in voga il rococò, Maggiolini ha sempre prediletto le geometrie rigide, con fasce (decoratissime!) che inquadravano i soggetti e gambe a tronco di piramide. Un gusto, insomma, in controtendenza che anticipava il neoclassico (e forse, anche, un po’ il gusto moderno?).

A fare da cornice a questa insolita ma sicuramente interessante mostra, il Comune di Parabiago ha realizzato una serie di eventi collaterali, perfetti per affascinare anche i più restii sul tema dell’arredamento d’epoca. Come la corsa Bicicliamo su itinerari maggioliniani (organizzato da Legambiente, ritrovo a Parabiago e Nerviano, in piazza del Comune il 21 settembre h 14,30) o il workshop “Come si imbandiva la tavola nel ‘700” a Villa Ida Lampugnani il 27 e 28 settembre (dell’Associazione Culturale La Fabbrica di Sant’Ambrogio). Per info: www.comune.parabiago.mi.it

 

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