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Cosa c’è da imparare dal modo di raccontare il design di Odo Fioravanti

written by Laura Traldi
CATEGORIE Opinioni

Parlare di design in modo diverso si può: lo fa per esempio Odo Fioravanti che, con le sue serie sui social, ha creato un nuovo modo di fare cultura e critica del progetto

Ci sono due concetti che riassumono il modo di raccontare il design di Odo Fioravanti sui social: cultura e critica del progetto. Parolone, insomma, a cui lui riesce a togliere peso senza intaccarne il significato.

“Un tempo i designer parlavano di progetto sui libri o sulle riviste con testi densi e complessi”, spiega il designer. “Era il metodo che funzionava meglio. Chiedendomi cosa funzionerebbe oggi l’unica risposta che sono riuscito a darmi è stata: la potenza del distillato”. Cioè cose forti e dette con poche parole, scelte bene.

È una formula che è difficile non far cadere nel banale: ci si riesce solo facendo leva su una grande preparazione unita a un’estrema capacità di sintesi. Una formula però che, quando è riuscita, parla anche a giovani, recuperando lettori creduti ormai persi per sempre (l’esempio di Will Media che si è aggiudicato il Premiolino di giornalismo dopo solo qualche mese di esistenza in vita è in questo senso illuminante).

Spiegare il design dando gli strumenti per capirlo

Facendo leva sulla “potenza del distillato”, i format di Odo Fioravanti (li trovate elencati qui sotto) sono quindi quanto di più vicino ci sia al momento a un fare cultura del design per le nuove generazioni. Accompagnano lo sguardo sui dettagli che contano. Danno gli strumenti per cogliere il valore del progetto. Il loro scopo ultimo, è evidente, non è tanto emettere informazioni quanto formare un occhio potenzialmente critico, liberando i cervelli dal giogo dalla considerazione facile, frutto di anni di appiattimento intellettuale costruito su migliaia di “foto carine” e parole al vento.

Odo fioravanti haiku

Gli Haiku di Odo Fioravanti: sono apparsi su Instagram e Facebook

È in questo che il fare cultura diventa anche fare critica: quella di cui tutti, nel condominio del design, diciamo da anni che c’è grande bisogno. Quella di cui ci si fida perché, che elargisca un elogio o un graffio, spiega sempre i suoi perché: come quei (rari) prof del liceo severi ma giusti, che ancora oggi ricordiamo con affetto perché è anche grazie a loro che oggi capiamo un pochino il mondo.

Difficile trovare un modo più contemporaneo, significativo e formativo di questo per raccontare il design oggi. Ma entriamo nel dettaglio.

Perché funziona: l’autorevolezza dell’insider

Quando parla di design Odo Fioravanti parla del suo mondo: quello degli oggetti, quindi dei prodotti, e della vita del designer industriale. Non si permette mai di interferire in altri universi. Che si parli di storia o di presente, lui rimane sempre lì, nel terreno che conosce da decenni e su cui ha tutta l’autorità per dire che gli viene da sapere e dal fare.

Perché funziona: ha il coraggio di criticare

L’ultimo format di Odo Fioravanti è il più dissacrante. Si tratta di una serie di Instagram stories dall’ironico titolo: “Farsi Nuovi Amici”. E qui il designer – che ci mette la faccia, riprendendosi in modo frontale mentre parla – spara a zero su oggetti progettati male.

È un approccio molto intelligente. Fa infatti leva sulla sete di gossip che anima da sempre il nostro mondo (esattamente come tutti gli altri) per fare cultura.

Ascoltare la story sul nuovo cestino per la città di Roma o sul pallone da calcio di Nendo per “bambini diversamente ricchi” non è tanto una sparata a zero sul sindaco di Roma o sul designer giapponese quanto una grande lezione di design. Spiegando perché un oggetto non funziona si allenano infatti il pensiero critico, lo sguardo analitico, la considerazione pratica del pubblico. Si usa la critica per fare cultura.

Perché funziona: mescola la leggerezza allo spessore

È in questa autenticità unita alla competenza e ovviamente all’immediatezza del mezzo comunicativo la grande forza del modo di raccontare il design di Odo Fioravanti. È questo il mix che ha fatto volare gli Haiku, esilaranti “aforismi” finto-orientali pubblicati su Facebook e Instagram e realizzati come Meme che ironizzano la vita del designer. Qui la leva acchiappa-pubblico non è il parlare degli altri quanto la leggerezza con spessore, la capacità di ridersi addosso su tematiche rilevanti. Gli Haiku tolgono infatti ai designer l’importanza che tendono a darsi (“Se azienda Sta in silenzio È come amore silenzioso. Tu credi che pensa A te Ma invece O sta pensando A niente O sta pensando A un altro”). Gli Haiku prendono in giro chi progetta male (“Certi designer, se va inferno, punizione è stare seduti su cose che hanno disegnato”), chi si crede un grande (“Magistretti spiegava progetto al telefono. Tu, non c’è campo”), chi si siede sugli allori (“Se designer che vende di più è morto da trenta anni, meglio che azienda sostituisce reparto R&D con reparto medium”). E cosa c’è di più bello del sapere che ogni mattina arriverà una piccola frase a regalarci un sorriso (mentre ci fa pure pensare)?

Perché funziona: spiega il valore

L’approccio di Odo Fioravanti al racconto del design viene da lontano. Da quegli #ammemmipiasce di qualche anno fa, post su Facebook che spiegavano il valore del design raccontando alcuni oggetti con l’occhio del designer. Dietro il titolo divertente, gli #ammemipiasce facevano la stessa cosa dei Farsi Nuovi Amici ma con un approccio opposto. Qui, infatti, non si spiegava perché alcune cose erano fatte male ma perché erano fatte bene.

La serie di Instagram Stories: Chiede a Yodo

Come ben riassumeva Paolo Casicci su CieloTerraDesign spiegandoli: “Il post sul portaspazzolini di Studio Klass è un viaggio nel concetto di game changer attraverso un prodotto che, finalmente, tiene a distanza di sicurezza gli uni dagli altri questi oggetti igienicamente sensibili e li rende identificabili anche nel bagno di una famiglia numerosa: “Un pezzo che avrei voluto disegnare io”, chiosa Odo Fioravanti”.

Design in pillole

Far parlare la potenza del distillato può quindi funzionare anche per il design che, secondo Odo Fioravanti, interessa a tanta gente anche nella sua versione “reale” (per intendersi, quando si parla di progetto e non di colori carini e forme strampalate).

“C’è una dimensione folk nella storia degli oggetti che fa innamorare”, dice il designer. “Quando si coglie l’intelligenza delle cose, si capisce come trovare il mix di bellezza e giustezza, si riabbraccia il design che è nella nostra vita e si coglie il senso della contemporaneità. A chi non piace capire il proprio presente?”

 

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