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Perché il vintage può fare paura

written by Laura Traldi
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Dopo questo Salone – che è stato, numeri alla mano, un successo clamoroso – mi è rimasto un po’ di amaro in bocca. Di cose belle se ne sono viste tante (e le racconterò senz’altro nei giorni e mesi a venire). Ma non ho potuto fare a meno di osservare come per produrre il bello si guardi ormai soprattutto indietro.

Dalle lampade di Gino Sarfatti (riproposte da Flos) agli arredi di Gastone Rinaldi (riscoperti da Poltrona Frau), tutti i grandi dell’arredo, hanno scommesso sul passato: rischiando magari nella sostanza (migliorando materiali, strutture, tecnologie – le lampade di Sarfatti sono infatti a LED) ma non nella forma. Basti pensare alla mitica sedia Standard di Jean Prouvé per Vitra, presentata in una versione in plastica: è identica all’originale in tutto tranne che nel prezzo che è decisamente più accessibile. L’innovazione, insomma, c’è ma si fa di tutto perché non si veda. Sarà forse una coincidenza ma Cassina, che ha sviluppato una collezione di arredi visionari e high tech con Carlo Ratti, ha deciso di presentarli al secondo piano del suo showroom in Via Durini mentre al piano strada trionfavano i ritratti che Karl Lagerfeld ha fatto dei “classici” del marchio.

Non mi sto lamentando. Dopotutto è fantastico poter rispolverare archivi quando vi si trovano pezzi dalla bellezza incontestabile. Anch’io rimango stregata dalle asimmestrie delle lampade di Alvar Aalto (riproposte da Artek), dalla grazia immortale della Lady di Zanuso (reinterpretata in vari colori da Arflex), dagli arredi danesi degli anni 50 che GamFratesi hanno scelto per allestire la loro bella mostra Danish Cromatism alla Triennale. È bello, splendido, che tutto questo continui a vivere e a piacere.

Però quest’anno, per la prima volta (forse per un pessimismo che non riesco a contenere leggendo i quotidiani), il vintage mi è apparso più come il desiderio di rassicurare, citando forme conosciute e intramontabili, che come una semplice scelta di stile. E questo, devo ammettere, mi ha fatto un po’ paura, facendomi sospettare che la crisi si sia insinuata nel profondo: fino a spingere chi se lo può permettere (per la grandezza della sua storia) a dar prova di quanto solida è la sua nave, in vista della tempesta perfetta che, forse, si sta avvicinando… Spero di sbagliarmi.

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