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Quarantena come un record da battere. Ma per farlo serve perderlo di vista

create Joe Velluto
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Siamo tutti stuntmen in questi giorni. Ma anche, in generale, nella vita. La Pandemia di Covid-19 che costringe tutti alla quarantena assomiglia molto ad un world guinness record da battere, un obiettivo da raggiungere, qualcosa da “ottenere” altrimenti non “siamo”. Ma impermanenza e gratuità sono la vera libertà.

Nel Maggio del 2017, in un circuito nei pressi di Saitama (Giappone) il pilota/stuntman giapponese di 33 anni Masaru Abe, ha guidato per 13 ore con la ruota anteriore sollevata. Abe aveva puntato ai 600 km ma ha fallito il suo obiettivo e ha registrato un impressionante 500,5322 km. Ha battuto un record che resisteva da 26 anni, da quel lontano 1991 in cui il pilota Yasuyuki Kudo rimase impennato sulla ruota anteriore per oltre 331 km. «È stato il dolore più intenso che abbia mai provato», ha commentato alla fine. «Non sentivo più le braccia, la vista era annebbiata, ero completamente disidratato, mi sentivo svenire. Mai provato nulla di simile».

Masaru Abe

Masaru Abe durante la sua prova nel 2017

Avere qualcosa da ottenere: per essere

Siamo tutti dei Masaru Abe in questi giorni, ma non solo in questi giorni, in generale, nella vita. La Pandemia di Covid-19 che costringe tutti alla quarantena assomiglia molto ad un world guinness record da battere, un obiettivo da raggiungere, qualcosa da “ottenere” altrimenti non “sono”. Per la prima volta (per i nati dopo la seconda guerra mondiale) siamo di fronte a una coincidenza tra ottenere ed essere. L’obiettivo da raggiungere, ora, è essere (leggi esistere, vivere). Ma quanta fatica facciamo? Tanta, davvero.

Per la prima volta in tanti diventiamo consapevoli del fatto che l’essere umano non è così fondamentale per il Pianeta Terra. Siamo una razza come le altre (Razza Umana cit. Oliviero Toscani) e siamo soggetti anche noi all’evoluzione e di conseguenza all’estinzione. Abbiamo tirato un po’ troppo la corda, ammettiamolo. Ci auguriamo che “andrà tutto bene” e che “tutto tornerà come prima” (e dire che prima non fosse la normalità è già il secondo tormentone).

musica sui balconi

Foto da Vivireggio

Ma tutto si muove su “prima”

Eppure nelle nostre connessioni 24 ore su 24, tra dirette su tutti i social, webinar, ecc. continua a fioccare “il tutto come prima”. Corsi di web marketing per diventare ricchi in qualche mese, corsi motivazionali e di crescita personale. Nuovamente per arricchirsi o per convincere le persone a fare quello che vogliamo noi. E ancora consigli su come uscire dalla zona di comfort (adesso è la nostra zona più confortevole ad essere la zona disagevole), corsi di cucina, corsi sulle mascherine, consigli di vita e su come non dipendere dai social, ecc.

Da una parte sappiamo e speriamo che il dopo sarà diverso dal prima, dall’altra è tutto uguale a prima.

Ecco perché ci si fa prendere da facili entusiasmi: l’importante è partecipare, non battere il record. Quindi ecco gli inni dai balconi, gli aperitivi in terrazza, gli striscioni con lo spirito “be positive”, e altre reazioni quasi isteriche, piene di “prima” e di leggerezza (leggi superficialità).

Poi non passa. Non passa. Non passa ancora.

Canta che ti passa non funziona più. I morti aumentano, i contagiati anche. E se diminuiscono, diminuiscono molto lentamente. E se si arriva a zero c’è la reale possibilità della seconda ondata di contagi, come in Cina. Il nostro personale world guinness record a questo punto si fa una cosa seria.

A cosa aggrapparsi?

Ragionamenti della mente (la mente che spiega la mente!), strategie, schemi che tentano di dare ordine alle nostre reazioni servono a poco. La Teoria dell’Esperienza di Apprendimento Mediato (EAM) o il design thinking (che i designer non usano!) non servono a nulla. Sono solo modelli che servono e si producono dopo, ma non durante. Perché la vita non è logica, la natura arriva prima di qualsiasi ragionamento. Tutto quello che arriva dopo e che viene schematizzato serve solo per dare all’uomo la parvenza che si può controllare tutto, e spesso per guadagnare denaro.

Battere il record è l’obiettivo ma per raggiungerlo devi perderlo di vista.

Ecco allora che entriamo in una dimensione dove lo stare a casa non è più funzionale al dopo, è diventato l’adesso e non si sa quanto durerà. Stare a casa è il nostro obiettivo: la nostra “reclusione” ha uno scopo a lungo termine. Anzi non sappiamo proprio quando sarà il termine.

Masaru Abe lo sapeva bene. Anche se il record da battere era superare i 331 km da percorrere con la ruota impennata, lui si era fissato l’obiettivo di arrivare a 600 km, quasi il doppio.

Battere il record è l’obiettivo ma per raggiungerlo devi perderlo di vista. Ad ogni accelerata Masaru Abe costruisce il suo futuro, di volta in volta. Dopo che è partito, è cosciente che deve percorrere il suo percorso senza destinazione. Sapendo che la migliore “performance” non è andare verso qualcosa ma attraverso quel qualcosa, ogni volta che gira la manopola dell’acceleratore.

L’impermanenza e la gratuità sono la vera libertà

Se lasciamo andare l’obiettivo e viviamo pienamente quello che facciamo allora diventiamo tutto. Diventiamo l’obiettivo stesso. Non viviamo più la vita come “prima”, in modo speculativo, compulsivo e opportunistico. Cioè pensando sempre a guadagnare qualcosa e a compiere un’azione per ottenere un effetto capitalistico (spesso anche i sentimenti e le religioni funzionano così). Ma cambiamo e ci avviciniamo sempre di più alla natura di questa esistenza, all’impermanenza e alla gratuità, conosciute anche come libertà.

Masaru Abe, l’acceleratore, il suo scooter e il record diventano una cosa sola. Vuole arrivare a 600, ma 500,5322 Km è la sua realizzazione, con non poca sofferenza.

Ad un certo punto ci voltiamo e ci rendiamo conto che la porta da cui siamo entrati è anche la via d’uscita.

Così non ci sarà più né un prima né un dopo. Ma solo un bellissimo adesso.

Immagine di copertina di AAP, da Italymagazine

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