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Perché oggi i divani sembrano tutti uguali?

written by Vittoria Pugliese
CATEGORIE Inchieste Società

Orientarsi nelle distese di grigi, neri e greige quando si deve scegliere un divano non è facile. Sembrano tutti uguali. Ma forse il problema siamo noi, assuefatti a uno stereotipo di successo proposto a oltranza.

Il divano è da sempre uno dei cavalli di battaglia del settore del mobile italiano. E la ricetta, per chi si accinge a scegliere un divano, sembra essere sempre fissa: grandi cuscini bassi e accoglienti, colori tenui e forme silenziose. Anche perché è quella che ci viene proposta a oltranza da quasi tutti i marchi.

Se osassimo, come osavano i nostri nonni…

Eppure questo universo – dominato da una manciata di art director e da un gusto che segue il mercato anziché anticiparlo – è meno monolitico e monocromo di quanto pensiamo. Se solo fossimo noi – gli acquirenti – i primi a osare. Come facevano i nostri nonni, visto che quella del divano è una storia di innovazione datata anni 60.

È infatti la rivoluzione morbida del poliuretano che, oltre a una diversa tecnica produttiva, ha segnato un cambio di paradigma della tipologia. Permettendo, proprio in quella decade, di abbandonare la struttura e la rigidità degli esemplari precedenti. E accompagnare modi di vita più informali e rilassati.

Vero che oggi tutto questo significa una resa totale alla televisione, nonché ai vari toni del greige e ai cuscini sempre più ciccioni e rassicuranti. Però un tempo si volava alto.

…avremmo in casa cose come queste

Così, quando dobbiamo scegliere un divano, pensiamo che 50 anni fa c’era chi osava mettersi in casa il Serpentone di Cini Boeri per Arflex. Oppure il divano Onda di Archizoom per Poltronova o il Pratone di Ceretti-De Rossi-Rosso per Gufram. Sempre divani sono ma ammetterete che distinguerli uno dall’altro è molto più semplice di quanto non sia oggi tra la collezione x e y… (Domanda birichina: come non chiedersi se anche le persone non fossero allora più distinguibili una dall’altra da quanto non siano oggi?)

Onda Archizoom Poltronova

Onda di Archizoom per Poltronova

 

Il senso ultimo di questi divani nati da scelte progettuali radicali era direttamente e in maniera semplice legato all’uso. Erano diversi perché nascevano prendendo in considerazione modi di usarli diversi. Per la prima volta, un oggetto d’arredo non diceva: usami così. Ma: usami per sperimentare un utilizzo completamente libero da qualsiasi retaggio culturale. E: ti permetterò di permettere di rilassarti in qualsiasi posizione e modo il corpo lo permetta.

gufram sofa

Il Pratone di Gufram

Anche in tempi più vicini, gli esempi fuori dalla norma non ci mancano. Campeggi e Moroso, per citarne alcune, sono due aziende italiane che da anni sperimentano sul tema: con colori forti, materiali e non scontati ma anche nuove forme d’uso. Anche BertO, con il divano Meda di Giulio Iacchetti, aveva proposto qualche tempo fa non un nuovo divano ma un modo nuovo di vivere il divano. Che, grazie a dei contrappesi nei cuscini, permetteva innumerevoli configurazioni immediate. (un’idea ripresa pari pari da Ikea con il divano letto Flottebo).

iacchetti berto salotti

Divano Meda di Giulio Iacchetti per BertO Salotti

A queste “anomalie” si aggiungono le tante esplorazioni nel settore dell’home-office. Come il recente divano Grid dei fratelli Bouroullec per Established and Sons, in cui i cuscini sono tutt’altro che protagonisti. Non un semplice sofà, ma piuttosto una sorta di rivisitazione per adulti dell’abitacolo di Munari. Ovvero un ambiente polifunzionale che vive all’interno degli spazi pubblici, come nelle nostre case (decisamente di attualità post-Coronavirus).

 

bouroullec grid

Il divano-ufficio Grid dei fratelli Bouroullec per Established & Sons

Insomma no, i divani non sono tutti uguali nemmeno oggi. E se siamo convinti del contrario forse il problema siamo noi, talmente assuefatti dallo stereotipo da non riuscire a vedere il nuovo, il diverso, ciò che osa. Non tanto per farlo, ma con intelligenza e progettualità.

 

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