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La Plastic Chair degli Eames: ecco perché chi dice sedia di design pensa a lei

written by Vittoria Pugliese
CATEGORIE Progetti Design

Una sedia che è diventata un’icona. Un prodotto che, a 71 anni dal suo concepimento, è ancora oggetto del desiderio per chi ama arredare con cura. Ma la Plastic Chair degli Eames è anche uno degli oggetti più copiati al mondo. Come si distinguono le imitazioni dall’originale? E a cosa deve il suo intramontabile successo?

Quello che cerchiamo in una “sedia di design”, la Plastic Chair degli Eames (produzione Vitra) evidentemente ce l’ha. Se cercate queste tre parole su Google, infatti, appare sempre irrimediabilmente lei nelle immagini. Ma, a ben guardare, capire quale sia l’originale tra tutte quelle che ci vengono proposte in foto non è semplice: si tratta quasi sempre di imitazioni.

La sedia degli Eames detiene infatti il primato di essere uno dei progetti più copiati in assoluto. Ma non è l’unico. Ed è per una serie di ragioni, oltre che per il suo look accattivante, che è diventata un’icona del design.

La Plastic Chair è stata infatti anche la prima seduta di plastica prodotta in serie. Perché l’idea alla base del suo successo, visione comune anche di tutti gli altri progetti dei coniugi Eames, era «offrire il massimo e il meglio al maggior numero di persone al prezzo più basso». E anche se oggi, con il prezzo attuale della sedia nella sua veste di produzione ufficiale, questa ultima affermazione fa quasi un po’ sorridere, resta il fatto che l’intenzione originale dei designer era proprio quella. E che, nella storia, davvero un numero enorme di persone ha avuto l’occasione di sedersi sulla sedia progettata da Charles & Ray Eames.

Dal punto di vista della storia del design, poi, la Plastic Chair ha cambiato davvero le carte in tavola, impattando in maniera permanente il metodo di produzione delle sedute industriali. La seduta infatti era stata progettata per essere modulare e personalizzabile, abbinando diversi tipi di scocca e di base per ottenere combinazioni diverse.

Perché gli Eames hanno progettato questa sedia?

Frutto di costanti sforzi progettuali, fallimenti e sperimentazioni la Plastic Chair degli Eames viene sviluppata nel 1948 in occasione dell’ “International Competition for Low-Cost Furniture Design”. Un concorso indetto dal MoMa nello stesso anno con l’obiettivo di migliorare la produzione dei mobili a basso costo  attraverso l’unione delle competenze di progettisti e ricercatori.

I designer erano incoraggiati a utilizzare nuovi materiali, strumenti e metodi nella progettazione di arredi di qualità e poco costosi che soddisfacessero le esigenze moderne nel periodo della ricostruzione. Già da tempo Charles e Ray Eames erano impegnati nella ricerca di nuove soluzioni produttive che sfruttavano la flessibilità del compensato e della lamiera di alluminio con il fine di produrre mobili a basso costo. Queste sperimentazioni culminarono nella sedia di design con cui parteciparono e vinsero il concorso.

Si chiama Plastic Chair ma quando è nata era in fibra di vetro. Cosa è successo?

Nella prima versione della sedia che Charles e Ray Eames presentarono alla giuria, il guscio non era pensato in plastica ma stampato in lamiera: una soluzione che non incontrava le esigenze economiche augurate. Dal concorso alla messa in produzione della sedia passarono circa due anni quando, dopo ulteriori tentativi e investimenti, la svolta arrivò attraverso la resina di poliestere rinforzato con la fibra di vetro. Un materiale ancora completamente sconosciuto all’industria del mobile di quegli anni che permetteva la produzione in serie e allo stesso tempo soddisfaceva la richiesta estetica e formale.

eames plastic chair vitra

L’azienda di mobili americana Hermann Miller iniziò a produrre e vendere questa sedia di design nel 1950. Pochi anni più tardi la Eames Plastic Chair arrivò anche nel mercato europeo, distribuita da Vitra. Da quel momento in poi anche altre aziende del settore si interessarono alla fibra di vetro alimentando una competizione sempre più aspra. Inoltre, il sopraggiungere di nuovi materiali meno costosi e più sostenibili uniti ai progressi tecnologici portarono a una breve interruzione della produzione negli anni ’90. La linea di sedute venne rilanciata nel 1998 con il guscio in polipropilene, che significava un metodo produttivo più ecologico e accessibile. Lo stesso con il quale viene prodotta ancora oggi.

La Plastic Chair degli Eames: tra copie, repliche e imitazioni

Quando un prodotto ottiene così tanta risonanza e funziona nel mercato, accade sistematicamente che in molti provino a replicarne il successo, senza però allontanarsene minimamente e piuttosto limitandosi alla pura e semplice imitazione. Ciò è particolarmente vero per la sedia di design per eccellenza, quella progettata dagli Eames.

Ha fatto molto parlare di se il caso della catena di discount Aldi, che nel 2016 ha messo in vendita a un decimo del prezzo autorizzato, una copia del modello DSW della Eames Plastic chair, posizionandola come una sedia di design d’autore. Davanti alle proteste sui social di alcuni designer, l’azienda ha semplicemente replicato di «essere in linea con le leggi del copyright» (che in UK erano, fino al 2017, diverse dalle attuali – oggi il progetto di un arredo è protetto fino a 70 anni dalla morte del suo creatore). Resta il fatto che proprio qualche mese fa – questa volta negli USA – la catena ha messo in vendita un altro pezzo degli Eames, la Lounge Chair, per circa 300 dollari. In passato aveva prodotto copie della Barcelona Chair di Mies van der Roger e della Ghost di Starck in Australia (dove è solo necessario dichiarare come “copie” gli arredi per essere in linea con le leggi del copyright).

La discussione su queste tematiche è sempre molto accesa. Perché se da un lato copiare un progetto iconico altrui è intellettualmente deplorevole e commercialmente una frode, dall’altro va anche considerato che l’intenzione originale dei progettisti era quella di produrre un oggetto a buon mercato. La sfida oggi è farlo mantenendo comunque alta la qualità della manifattura e l’eticità della produzione.

Come distinguere la sedia di Vitra dalle imitazioni?

Anche se a prima vista l’unica differenza che separa le imitazioni dall’originale è il prezzo, ci sono anche altri aspetti legati alla produzione che non devono essere considerati come semplici dettagli ma parte integrante del design della Plastic Chair degli Eames per Vitra.

Primi su tutti i colori della seduta sono parzialmente alterati in quelle più fedeli e totalmente sostituiti nelle copie più coraggiose. Nella versione autentica le diverse tonalità, sono frutto di una selezione accurata pensata per adattarsi all’estetica discreta e versatile della sedia. Con la stessa cura erano state scelte anche le viti del basamenti, sempre dello stesso colore della struttura, ma che invece diventano quasi sempre perennemente cromate nelle riproduzioni. Altri elementi di distinzione appartenenti alle copie erano il colore del legno molto più biondo e il tassello con i bordi spesso scheggiati o non finiti. Infine, la simmetria quasi perfetta nella versione autentica non viene quasi mai rispettata nelle imitazioni.

DAL, DAW, DAR, DSW: la sedia degli Eames viene venduta con degli strani nomi. Cosa significano?

La collezione si sviluppava a partire da due declinazioni, con e senza braccioli, dove per la prima volta seduta e schienale coincidevano in unica scocca adattabile nelle forme a quella del corpo umano. Il guscio, nelle due versioni, poteva essere a sua volta combinato, a seconda delle necessità, con diverse tipologie di basamenti in vari materiali, permettendone l’utilizzo in diversi ambienti. Oltre all’innovazione tipologica nella seduta, la possibilità di personalizzare la sedia rispetto alla destinazione e alle diverse esigenze rappresentava un vero e proprio atto rivoluzionario e un reale contributo al miglioramento degli standard di vita.

Si poteva quindi scegliere tra una varietà di forme e colori e le possibilità erano talmente tante che divenne quasi naturale assegnare alle combinazioni delle sigle. DAL, DAW, DAR, DSW sono acronimi convenzionali con cui gli Eames nominavano i modelli e che risultavano dalla composizione dei diversi elementi. La prima lettera indica l’altezza, la seconda la presenza dei braccioli, l’ultima il materiale della base. Quindi DWS è Dining Height Side Chair Wood Base, la DAW è Dining Height Armchair Wood Base, la DAR è la stessa cosa con la base in metallo (Rod) etc.

Oggi la Plastic Chair degli Eames è personalizzabile direttamente dall’acquirente grazie a un configuratore digitale.

 

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