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Touch Down Unit di StudioKlass per Unifor: l’ufficio inclusivo

written by Laura Traldi

Una postazione di lavoro intelligente, una soluzione che rende l’ufficio inclusivo per consulenti aziendali e freelance. Marco Maturo di StudioKlass racconta Touch Down Unit, l’ultimo nato di Unifor.

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La parola che a Marco Maturo di StudioKlass piace citare quando parla di Touch Down Unit, progettato per Unifor, è inclusione. studio klass unifor studio klass unifor

Che può sembrare fuori luogo visto che non stiamo parlando di una soluzione per la disabilità ma di una postazione mobile per uffici di un certo livello e dimensione: spazi probabilmente corporate, che accolgono schiere di consulenti, freelance o che hanno personale in telelavoro.

Ma, spiega Maturo, l’esclusione è spesso un sottile gioco di potere psicologico più che un vero impedimento fisico.

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«Quando un consulente esterno visita un cliente si sente un ospite, non uno di famiglia», dice. «Uno che, per quanto benvenuto, non sarà mai “di casa”. È una sensazione non piacevolissima (e anche controproducente dal punto di vista professionale). che dice: sei qui ma non si sa per quanto. Non sei uno di noi».

Secondo una ricerca sul futuro dell’ufficio realizzata da Studio Klass per conto di Unifor, questa situazione non è tanto una questione di comportamento delle persone – «se ti hanno scelto, sono ovviamente felici di averti con loro».– ma di gestione degli spazi. Che coinvolge non solo i freelance ma anche chi è assunto ma ha scelto il telelavoro o il part time.

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«I fattori che contribuiscono a questo stress sono tanti, e tutti legati agli ambienti. Dal sedersi a un tavolo troppo alto o basso al lasciare la borsa nell’ufficio di qualcun altro, dalla ricerca delle spine per ricaricare il telefono o il computer alla necessità di portare tutto con sé: cappotto, computer, casco della moto…», spiega il designer.

Touch Down è nato per affronare questa situazione. E che si tratti di un oggetto squisitamente rilevante si capisce quando, guardandolo, ci si chiede come mai nessuno ci abbia mai pensato prima.

Il concept è infatti relativamente semplice, basato sulla flessibilità e la multi-funzionalità. «Anche se le sfide tecniche, soprattutto meccaniche, hanno richiesto l’applicazione di tutto il knowhow dell’azienda», spiega Maturo.

Touch Down è un tavolo su ruote a scomparsa piroettanti a 360 gradi, aggiustabile in altezza e sull’asse orizzontale grazie a un sistema meccanico (brevettato da Unifor anni fa e mai utilizzato) che rende il movimento morbido, senza scatti, facile e immediato. Ma è anche un mobile contenitore e una postazione per ricaricare i device elettronici (l’unità ha una batteria con un’autonomia giornaliera). A seconda delle configurazioni, può essere un tavolo alto (da usare in piedi, durante una visita veloce o un meeting a due) o basso (aprendo le ante che rivelano i mobili contenitori si può accostare comodamente una sedia).

Un oggetto-spazio funzionale, quindi. Ma soprattutto di design nel senso più squisitamente italiano del termine. Si tratta, infatti, di una soluzione che si inserisce nella contemporaneità rinnovandola: senza giocare sull’ardire delle forme o su una rivoluzione di materiali ma supportando un cambiamento sociale già in divenire, di fatto schierandosi dalla parte dell’utilizzatore. «Un game changer, ha ardito qualcuno», dice Marco Maturo. Definizione azzeccata.

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