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Chiude Ventura Projects. La fine di un’era per il FuoriSalone.

written by Laura Traldi
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Fa malissimo al sistema design la notizia che Ventura Projects, la struttura che cura e produce eventi di design e fondata da Organization in Design di Margriet Vollenberg, smetterà di esistere. Perché, se chiudono loro, è difficile non pensare che sia finita un’era. Come sarà la successiva? L’unica risposta intelligente da dare è che non lo sappiamo e che dobbiamo inventarcela.

Ventura Projects – che avrebbe celebrato la sua undicesima edizione lo scorso aprile – cesserà di esistere. Per chi si muove da sempre in questo mondo è uno shock. E come persona, oltre che come giornalista di settore, voglio esprimere qui tutto il mio enorme rammarico per questa decisione di cui comprendo le ragioni ma che lascerà un vuoto incolmabile nel nostro universo. Non solo per quello che Ventura Projects faceva ma anche per la grande qualità umana, creativa e imprenditoriale delle persone che ci lavoravano.

Ventura Projects (che oltre al Fuorisalone di Milano era presente anche a New York, Londra, Dubai, Kortriijk) è dunque la prima vittima ufficiale illustre del Coronavirus del settore. Davvero non ce lo si aspettava, non loro e non ora. Qualche difficoltà, certo. Ma stiamo parlando della realtà più conosciuta e più rinomata del settore, vero trait-d’union tra il nord e il sud d’Europa, un piede in Olanda e uno a Milano. Se sono costretti a dare forfait loro che succederà agli altri?

ventura future

Già, perché chi dice Ventura Projects dice professioniste – donne, evviva! – capaci di inventarsi un format poi copiato (da altri) ed esportato (da loro) in tutto il mondo: quello della scoperta della location e della promozione dei designer indipendenti.  Imprenditrici che hanno visto un potenziale nella promozione del lavoro dei designer indipendenti e che hanno sempre e comunque dato spazio ai giovani talenti. Designer loro stesse, intrigate dalla parola curatela prima che diventasse di moda.

Davvero è la fine di un’era?

Come è possibile che tutto questo – che ha segnato in modo fondamentale il divenire del Fuorisalone e quindi di Milano tutta – sia davvero finito? Come è possibile che anche chi è famoso e celebrato non sia riuscito a resistere all’onda d’urto del virus? Ci sono ancora spiragli per pensare che non si tratti della fine di un’era?

La realtà è che – proprio come nel mondo del design – anche quello degli eventi appare come una gallina dalle uova d’oro ma non lo è affatto. Era un sistema che funzionava ma come un eco-sistema: in cui tutto fila liscio finché qualcosa non si interrompe. Allora tutto va a rotoli.

«Soprattutto se lo scopo è promuovere i designer indipendenti, diciamo che questo è un lavoro che si fa per passione e non certo per diventare ricchi», dice Margriet Vollenberg. «In realtà è un universo fatto di grandi capitali che si spostano secondo un balletto ben progettato. Ci arrivano le caparre ma spendiamo molto di più anticipando i costi (per le location, per lo staff, i viaggi, i materiali). Se la danza funziona secondo la coreografia standard, tutto avviene nella più totale serenità perché sappiamo che poi alla fine tutto rientra. Ma qui si è proprio fermata la musica».

Fulvia Ramogida Margriet Vollenberg

Fulvia Ramogida e Margriet Vollenberg

Lo slittamento del Salone a giugno, per esempio, ha comportato ulteriori costi e spese di personale. E poi è stato cancellato. «Mi è piaciuta moltissimo l’energia del Salone del Mobile che ha subito dato le date per il 2021 ma la verità è che nessuno può dire in che situazione saremo tra un anno».

Non ci sono più certezze

È proprio questa incertezza la ragione principale che ha portato Vollenberg alla decisione di cancellare i Ventura Projects con decisione.

«Sto richiamando tutti i nostri 120 espositori. La maggior parte vuole avere dei voucher, vuole i Ventura Projects nel 2021. La tentazione di crederci è forte però non me la sento. È una decisione forte e pericolosa, lo so. Dovrò rimborsare gli anticipi dopo averli in gran parte già spesi senza sapere se riavrò indietro qualcosa dalle location. È un rischio finanziario enorme. E lo sarebbe anche pensare di andare avanti e continuare a stipendiare i miei collaboratori. Davanti ai rischi siamo abituati a basare le nostre decisioni su fatti chiari. Invece qui lo scenario è nebuloso almeno al 50%. Quello di cui sono certa, però, è che il mondo è cambiato e che devo capire in che modo esserne parte per continuare nel mio obiettivo: sostenere i designer indipendenti. Non credo che lo farei attaccandomi a un mondo che non esiste più».

Un nuovo mondo da progettare

Lo dicono anche i designer, secondo Vollenberg. «Quando ho iniziato Ventura Projects, volevano raccontarsi, crearsi visibilità. Ora hanno bisogno di aiuto per trovare aziende che li facciano lavorare. Perché non saranno le solite. C’è un mondo da ricostruire, che ci piaccia o no. Dovremo stare a distanza, avere precauzioni continue nel quotidiano, tutto questo andrà progettato. Quali imprese saranno pronta a prendersi in carico questo compito? E quali progettisti? Io credo che ci sarà molto lavoro per chi progetta ma partire con il piede giusto e trovare i match giusti non sarà facile. Ci muoviamo tutti in un universo sconosciuto. È in questa direzione che vedo un possibile futuro per chi progetta e comunica. Detto questo, non ho alcuna verità in tasca e brancolo nel buio, come tutti. Ho bisogno di assorbire questo colpo ora e trovare la forza per ricominciare a progettare quello che potrebbe essere. Perché l’unica cosa certa è che quasi nulla sarà come prima».

Foto di copertina: installazione a Ventura Centrale, Fuorisalone 2019

 

 

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